il fatto

Lizzanello, bulldog ucciso dall'Amstaff: la padrona incinta ha perso il bambino per lo shock

Fabiana Pacella

Purtroppo, nonostante i tentativi dei medici, il trauma ha avuto conseguenze irreversibili

Non ce l’ha fatta la mamma di Merine a portare avanti la gravidanza. Lo shock subito per l’aver visto uccidere il bulldog di famiglia da un cane di razza Amstaff, domenica mattina, si è rivelato fatale. La donna, 49 anni, era stata soccorsa immediatamente dai sanitari del 118 e trasportata d’urgenza al reparto di Ostetricia-Ginecologia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Purtroppo, nonostante i tentativi dei medici, il trauma ha avuto conseguenze irreversibili: il bambino, al terzo mese di gestazione, non è sopravvissuto.

Il dramma è avvenuto poco prima delle 9 all’interno del complesso residenziale Giardini di Atena, a Merine, frazione di Lizzanello. Secondo le testimonianze dei presenti, l’Amstaff, lasciato libero e senza museruola, ha aggredito il bulldog sotto gli occhi della padrona, provocandone la morte. La scena ha generato panico tra i residenti, che hanno immediatamente chiamato i carabinieri. Numerose le telefonate giunte al centralino in pochi minuti. Sul posto sono intervenuti i militari della Compagnia di Lecce, gli agenti della polizia locale, lo stesso proprietario dell’amstaff e un veterinario dell’Asl.

L’animale aggressivo è stato messo in sicurezza e trasferito in un canile di Cavallino, dove resterà a disposizione delle autorità. Per il proprietario, 52 anni, già noto alle forze dell’ordine, una denuncia a piede libero per non aver rispettato le norme sulla custodia e sul controllo degli animali, la sua posizione è al vaglio delle autorità competenti alla luce dei gravi sviluppi della vicenda. Secondo quanto emerso, una gestione adeguata e attenta del cane avrebbe potuto evitare l’aggressione.

L’episodio ha riacceso l’allarme sul fenomeno delle aggressioni da parte di cani lasciati liberi. Gli incidenti sottolineano l’importanza di controlli più severi e la necessità di regole più rigorose che chiamino in causa la responsabilità di chi detiene gli animali. Gli abitanti della zona chiedono maggiore sicurezza e prevenzione: recinzioni sicure, l’uso obbligatorio della museruola in aree pubbliche e la formazione dei proprietari sono tra le misure ritenute necessarie per tutelare persone e animali.

La vicenda di Merine mostra ancora una volta, come già accaduto nel Salento come altrove, quanto rapidamente la superficialità nella gestione di un cane possa trasformarsi in tragedia, con conseguenze irreparabili.

Privacy Policy Cookie Policy