BRINDISI - «Elementi di prova a carico di tutti gli imputati», a conclusione del dibattimento davanti al Tribunale di Brindisi, scaturito dall’inchiesta della Dda di Lecce chiamata Nexus, che il 21 giugno 2022 sfociò in dieci ordinanze eseguite dai carabinieri. Il pm Giovanni Marino ha chiesto sette condanne, a partire da Maurizio Cannalire, brindisino, con l’accusa di aver fatto parte dell’associazione mafiosa che, secondo l’accusa, sarebbe stata guidata dal figlio Ivano, condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 17 anni e quattro mesi. E ha invocato 19 anni e tre mesi più 13 mila euro di multa, riconoscendo anche la partecipazione alla richiesta in chiave estorsiva per la gestione del servizio di guardiania in occasione della 16esima edizione del Salone nautico. Accusa mossa in concorso con il figlio Ivano, poi assolto da questa imputazione, con Angelo De Fazio, già condannato in abbreviato a 11 anni e 10 mesi di reclusione. Ivano Cannalire, ascoltato come teste, ha escluso il coinvolgimento dei familiari.
Il pm, ieri mattina, al termine della requisitoria ha chiesto al Tribunale di condannare Orlando Cosimo Cannalire, fratello di Ivano, a 14 anni e due mesi più 9 mila euro di multa, confermando la partecipazione dell’imputato al sodalizio mafioso. Secondo il pm, padre e figlio avrebbero agito nella «piena consapevolezza che le loro condotte» fossero dirette «oltre che alla realizzazione dello scopo associativo, anche ad agevolare l’attività dell’associazione mafiosa». Sotto questo punto di vista, per il pm di rilievo sono le dichiarazioni intercettate a carico di Angelo De Fazio, secondo il quale «il gruppo per cui lui stesso agiva si stava prendendo tutta Brindisi». E questo sarebbe rappresentativo della percezione che il contesto sociale avrebbe avuto del «clan Cannalire». Per l’altro fratello di Ivano Cannalire, Tiziano, il pm ha invocato la condanna a 10 anni e 8 mila euro di multa, confermando le accuse mosse, a partire dalla pretesa di somme di denaro nei confronti di alcuni imprenditori edili brindisini a titolo di pensiero da dare al presunto capo del gruppo ritenuto mafioso.
Il pm, con riferimento agli imprenditori, ha chiesto al Tribunale di valutare la possibilità di trasmettere i verbali relativi alle testimonianze rese. Dall’istruttoria dibattimentale, secondo il pm, sono emersi elementi di prova anche rispetto alla disponibilità di armi, comprese quelle «micidiali». Quanto, all’aggravante mafiosa, per il pm è risultata «pienamente integrata» per tutti i reati cosiddetti fine. Queste le altre richieste di condanna: Korado Shahini, 10 anni di reclusione e 3 mila euro di multa; Antonio Summa, previo riconoscimento dell’attenuante, due anni e 600 euro; Antonia Galasso, tre anni e 300 euro di multa; Antonella Santoro, quattro anni e due mesi più 300 euro di multa. Il pm, infine, ha chiesto la trasmissione dei verbali relativi alle testimonianze di tre brindisini, ritenendo sussistenti gli estremi di reato di falsa testimonianza, tra i quali figura De Fazio, e associazione mafiosa. Prossime udienze il 5 marzo per le arringhe dei difensori Luca Leoci, Ladislao Massari, Giuseppe Guastella, Stefano Prontera, Vincenzo Lanzillotti e Marcello Marasco. La sentenza è attesa il 4 aprile.
















