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Ostuni - A causa della mancata autorizzazione da parte della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, ancora oggi non si possono eseguire, sia pure le precarie condizioni, la tinteggiatura a latte di calce della cinta muraria del borgo antico ostunese che da anni non viene rifatto.

Gli interventi erano stati previsti con delibera della Giunta n. 145 del 26 giugno scorso e l’Amministrazione aveva dato «direttiva al Settore LL.PP. per l’esecuzione immediata ed urgente degli interventi di manutenzione conservativa delle superfici estradossali della cinta muraria del centro storico della «Città bianca» che si affacciano su viale Oronzo Quaranta».

L’importo complessivo previsto per la tinteggiatura a latte di calce, erano di 37 mila euro (a copertura anche dell’eventuale spesa degli interventi da eseguire in danno ai singoli proprietari delle facciate che si attestano sulla cinta muraria) mentre si era deciso di estendere gli interventi anche alle superfici murarie dei fabbricati privati che si affacciano su viale Quaranta.

In base all’ordinanza sindacale n. 95 del 19 giugno scorso, era stato disposto che tutti i singoli proprietari di fabbricati ubicati nel centro storico e nelle zone 7-800tesca della Città di Ostuni, erano obbligati a «tinteggiare a latte di calce le facciate esterne del proprio immobile entro il termine perentorio di giorni 30 a decorrere dalla data di pubblicazione dell’ordinanza» precisando ancora che: «in caso di eventuale inadempimento da parte di proprietari», l’Amministrazione avrebbe provveduto «in danno agli stessi, realizzando direttamente gli interventi di tinteggiatura previsti obbligatoriamente».

Allo stato attuale, la tinteggiatura a calce della cinta muraria, presenta in maniera diffusa fenomeni di degrado causati dagli agenti atmosferici che hanno determinato la formazione di macchie annerite ben visibili anche a distanza, tipici dell’invecchiamento della calce e che determinano una dannosa compromissione dell’aspetto visivo generale e della stessa cinta muraria.

Anche le facciate degli edifici privati che si affacciano lungo la cinta muraria hanno perso il loro caratteristico candore a causa del notevole tempo trascorso dall’ultima tinteggiatura a calce e per questo, si rende necessario un immediato intervento di manutenzione conservativa dello scialbo di calce, nel pieno rispetto della tradizione storico-artistica locale e nel pieno rispetto delle indicazioni e delle Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio rientrando in area sottoposta a vincolo paesaggistico.
L’intervento di manutenzione conservativa scaturisce anche dall’obbligo derivante da quanto previsto dai primi tre commi dell’art. 15 delle noprme tecniche d’attuazione del P.R.G che testualmente recitano: “Tutte le parti esterne degli edifici, quali facciate, prospetti interni, parti emergenti dalla copertura, canne fumarie ed altro, devono essere tinteggiate con latte di calce, con cadenza almeno biennale. La tinteggiatura dovrà essere eseguita con tecniche e materiali della tradizione ostunese. Si considera rispondente alla prescrizione la tecnica di tinteggiatura a calce”.

L’ing. Giovanni Spalluto, è stato nominato quale responsabile unico del procedimento di attuazione dell’intervento e anche in caso di inadempimento alle prescrizioni da parte dei privati.

Nell’atto si precisa che: «Il centro storico di Ostuni costituisce una risorsa fondamentale del patrimonio storico-culturale, capace di attrarre l’attenzione dei turisti che durante tutti i periodi dell’anno arrivano per visitare la città».

Il bianco a calce, è la caratteristica principale che unifica l'insieme urbanistico-edilizio di questa parte della città e rappresenta la tradizionale coloritura dei fabbricati mentre la cinta muraria di epoca angioina-aragonese, a valle del rione antico, è l’immagine simbolo della città.

Un monumento che rappresenta un bene di notevole pregio e importanza storico-artistica per cui occorre preservare la sua identità architettonica, rinnovando il suo aspetto caratteristico “a latte di calce” che è la peculiarità tipica dei borghi antichi pugliesi.

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