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Jebril Diallo, ragazzo della Guinea appena maturato al »Fermi», scrive una lettera di ringraziamento a tutti coloro che lo hanno accompagnato in questo percorso

Francavilla, storia di Jebril, quando l’integrazione è possibile

FRANCAVILLA «Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato fino a questo punto, miei amici di classe; ragazzi vi voglio tanto bene. Con voi sono stato Jebril non uno straniero o emigrante, mi avete trattato come un fratello, è stato un bellissimo anno».

Sono parole di Jebril Diallo, un neodiplomato all’Istituto Tecnico «Fermi», guidato dalla dirigente Beatrice Monopoli. La sua è una storia bella e commovente, riassunta in una mail, inviata alla professoressa Carmela Di Bianca (vice preside del <Fermi>), con un titolo che dice già tutto: «Voglio solo dire grazie».

Jebril, partito dalla Guinea, dopo essere stato in Libia in situazioni difficili, nel 2016 è sbarcato a Brindisi. «Non sapevo – scrive il giovane – che potevo integrarmi così tanto in questa società italiana, ma io non ho mollato sin dal mio primo giorno». Così ha frequentato la scuola del Centro di accoglienza per imparare l’italiano e poi la scuola media a Brindisi. «Durante la terza media – dice Jebril – scrivevo tanto, tante poesie. Andavo sempre a leggere le mie poesie davanti agli altri ragazzi e durante gli eventi organizzati dal Centro». Dopo aver conseguito il diploma di scuola media, Jebril ha lavorato come mediatore culturale, ma poi ha deciso di continuare ancora, perché volevo «fare qualcosa – dice – che ha valore per me e per il mio futuro».
Un giorno era seduto al porto di Brindisi, guardava il mare e ricordava da dove era venuto, allora chiama la madre e gli dice che vuole tornare a scuola.

«Lei - dice Jebril - mi dice che va bene, anche se mi ricorda che era un po’ tardi perché avevo già 20 anni, ma io ho detto che volevo comunque provare».

Jebril cosi, con impegno e sacrificio, frequenta un Istituto scolastico privato e supera i quattro anni di scuola superiore, ottenendo quindi l’ammissione a frequentare il quinto ed ultimo anno.

L’ultimo anno decide di frequentarlo in un Istituto statale, perché economicamente Jebril si prende cura anche dei suoi genitori, che sono in Guinea. Su consiglio di una signora che ha conosciuto, viene indirizzato all’Istituto <Fermi>, dove viene ricevuto dalla professoressa Di Bianca, la quale gli assicura – come egli stesso scrive – che «andrà tutto bene. 
«Adesso – dice Jebril – una parte del mio futuro è stata realizzata grazie all’accoglienza e alla fiducia in me».

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