Martedì 16 Luglio 2019 | 08:55

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Frammenti archeologici di inestimabile valore storico sono stati individuati e recuperati dai militari della Capitaneria di porto nelle acque antistanti il lido «Oktagona Beach». A distanza di 27 anni dal ritrovamento dei «Bronzi di Punta del Serrone» il mare torna a restituire importanti tracce storiche del passato. I frammenti, ritrovati ad una profondità di circa un centinaio di metri, sono di varie epoche storiche che vanno dal II secolo A.C. al 1600 e raccontano delle attività che nel corso dei secoli hanno visto protagonista la costa ed il porto di Brindisi con i suoi traffici. Il ritrovamento - confermato dal comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi Giovanni Canu - non è casuale ma segue alcune attività svolte nelle scorse settimane dalla Guardia costiera.

«Nei primi giorni della stagione estiva - spiega in una nota stampa la Capitaneria -, grazie all’attenzione e l'impegno quotidiano che il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera rivolge nel contesto della preservazione e tutela del patrimonio storico-archeologico nazionale, anche con l’ausilio dei propri mezzi e dei subacquei del Nucleo Sommozzatori di San Benedetto del Tronto si è giunti al ritrovamento di alcuni frammenti archeologici presso il litorale brindisino, tra Punta del Serrone e l’Area Marina Protetta di Torre Guaceto». In quei giorni era a Brindisi anche il pattugliatore d’altura Ubaldo Diciotti, nell’ambito della campagna «Plastic Free». La Capitaneria aveva avviato una campagna di prospezione dei fondali delle spiagge in alcuni punti in cui potenzialmente avrebbero potuto trovarsi dei reperti. E la ricerca ha dato importanti risultati con un «ricco» ritrovamento.

La bonifica dell’intera area ha portato al recupero di numerosi reperti archeologici. Ad elencarli è la stessa Capitaneria che ha lavorato «gomito a gomito» Soprintendenza Archeologia e Belle Arti delle Provincie di Brindisi, Lecce e Taranto. Si tratta di: 25 frammenti ceramici di anfore di varia forma; un’anfora con anse senza fondo; 3 colli di anfore con anse; collo di anfora con ansa; una parte di anfora, con collo, anse e pancia; un piede di anfora con frammento pancia facente parte dell’anfora precedente; un frammento di fondo di piatto; 3 colli di anfore con anse; un frammento di collo di anfora senza ansa; un frammento di fondo di anfora e una bigotta con landa di una nave a vela.

I reperti risalgono ad epoche differenti; i più antichi si possono datare a partire dal II secolo A.C. fino all’epoca tardo imperiale. Con la supervisione della Soprintendenza sono state avanzate varie ipotesi ancora sotto indagine. Di particolare importanza è stato il ritrovamento di pezzi di un’anfora di Forlimpopoli, testimonianza dei numerosi scambi commerciali di quella antica città con il Salento (da Forlimpopoli, in particolare, le navi arrivavano portando carbone e ripartivano dopo caricato olio combustibile).
Da ultimo, ma non per rilevanza, è stata trovata una bigotta con landa di una nave a vela molto probabilmente riconducibile ad un relitto del 1600. Tutto il materiale è stato temporaneamente affidato alla Capitaneria di Porto di Brindisi, per il successivo trasferimento alla Soprintendenza.

«L'operazione di ritrovamento dei giorni scorsi - ricorda il capitano di vascello Giovanni Canu - rappresenta, in sintesi, l'attenzione e l'impegno quotidiano che il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera rivolge nel contesto della tutela del patrimonio storico-archeologico nazionale, anche ai sensi del Decreto Ministeriale 12 luglio 89 “Disposizioni per la tutela delle aree marine di interesse storico, artistico o archeologico” che attribuisce al Corpo proprio questa competenza in mare».

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