Giovedì 21 Marzo 2019 | 00:08

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Ostuni, «La “città bianca”
deve tornare ad essere bianca»

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OSTUNI - «Da oltre un secolo Ostuni è conosciuta in Italia e nel mondo come la “Città Bianca”, nome assegnato da un giornalista e derivante dall’antica consuetudine dei nostri concittadini che consisteva nel dare ogni anno, e spesso più di una volta, il bianco della calce viva alle pareti esterne delle case.

Questo avveniva non solo nella parte urbana, ma anche nelle zone agricole per le abitazioni rurali. Oggi molto è cambiato, per cui ritengo istituzionalmente giusto appellarmi alla comunità ostunese, e anche quella adottiva, invitando a porre l’adeguata attenzione verso una pratica che rappresenta un aspetto essenziale dell’identità cittadina: il bianco delle pareti esterne e lo scialbo delle stesse con la calce viva».

Apre così la nota sottoscritta da Ernesto Camassa, Presidente del Consiglio comunale ostunese, che intende sottoporre anche all’attenzione dell’assise cittadina, quello che è un argomento molto sentito da una parte di collettività più sensibile al mantenimento delle usanze tradizionali.

«Se fino a vent’anni fa il paesaggio urbano era perfettamente bianco – prosegue il Presidente Camassa – da qualche tempo invece si vede di tutto: tante pareti esterne sono state “scorticate” mettendo a nudo la pietra sottostante, talvolta con legature di cemento tra un concio e l’altro; altre vengono intonacate con materiale plastico graffiato e talvolta tinteggiato con altri colori, dal grigio al chiaro e persino al giallo. Poter osservare i muri esterni delle abitazioni trattati a calce come una volta, è diventata cosa piuttosto inconsueta. La cosa preoccupante è che stiamo facendo l’abitudine a considerare questo come una cosa normale. Ancor più allarmante è che questo stia avvenendo anche nel cuore della nostra città, nel “centro storico” , nel rione Terra, elemento principale della nostra identità culturale e dell’immagine turistica di Ostuni.

A mio avviso andrebbero rese più puntuali tutte le iniziative, anche sanzionatorie, volte al ripristino della calce sulle pareti. Penso che siano individuabili le imprese edili, i tecnici o i soggetti privati responsabili di queste alterazioni.».

Il Presidente Camassa prosegue la sua appassionata nota facendo riferimento a un altro aspetto tipico dei paesaggi rurali di Ostuni e della Puglia centrale: i muretti a secco. Abbattuti e sostituiti con conci prefabbricati o cemento perché non c’erano più maestranze operanti, il Consiglio comunale del Comune di Ostuni introdusse il ripristino dei muretti tra le norme obbligatorie e in tal senso svolse negli anni una funzione di guida per altri Enti che nel tempo si allinearono, «contribuendo a ri-formare una cultura di apprezzamento di questi manufatti, di grande bellezza ed elevata funzionalità.

Nel tempo si sono riformate anche le maestranze, locali o addirittura di nazionalità vicine, promotrici di una nuova economia locale e del suo indotto.».

Tornando alla questione dell’imbiancatura a calce, continua Camassa: «una obiezione che spesso affiora è che non si trovano più le persone e le maestranze adatte, proprio com’era successo con i muretti a secco, anche l’attività di tinteggiatura a calce, se rinnovata e periodicamente praticata, come era una volta, certamente potrà dare origine a nuove maestranze e nuovi addetti. Negli ultimi anni semplici cittadini, consiglieri, associazioni, hanno più volte sollevato e sottolineato questo tema; di recente ne ha parlato diffusamente anche la stampa locale per iniziative che hanno visto l’attenzione, insieme a nostri concittadini (i fratelli Farina) anche di tv straniere. Ritengo pertanto opportuno che l’Amministrazione e il Consiglio del Comune di Ostuni debbano fare la loro parte, allertando gli uffici opportuni affinché vengano messe in atto le norme, anche nuove, volte alla protezione di un bene che è fonte di un’identità primaria, nonché di economia».

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