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tradizioni antiche

Madonna della Nova
a Ostuni si festeggia
con la «palomma»

Domani di buon mattino in pellegrinaggio verso la chiesetta rupestre alla periferia della città

la palomma

di EMILIO GUAGLIANI

OSTUNI - Anche quest’anno si rinnoverà, proprio domani, l’antica tradizione del pellegrinaggio, nella domenica «in Albis», prima dopo Pasqua, presso la Chiesa rupestre della «Madonna della Nova», per proseguire e tramandare nel tempo (come fatto sin dai secoli scorsi) il culto mariano in onore della Vergine.

I fedeli e devoti, si recheranno in gran numero presso quest’antico luogo sacro, nell’omonima zona di Ostuni antistante la vecchia cripta che fu il rifugio dei romiti i quali, si pensa, affrescarono l’ambiente lasciandovi una impronta della loro inconfondibile arte (qui è affrescata una «Nikopeia» risalente al V sec. simile a quella in Siria).

Una consuetudine, le cui origini si perdono nel tempo e che vedono gli ostunesi visitare il luogo sacro del XVI sec., venutosi a trovare oggi a margine di un popoloso quartiere, situato su un argine alto di un canalone collinare. Qui fu edificata una chiesetta risalente agli inizi del 500 e costruita da Giovanni Antonio Lombardi che racchiude l’ingresso della cripta-grotta (rimasta chiusa dietro all’altare fino al 1800 quando fu scoperta per un puro caso), profonda 33 metri, larga tra i 2,60 e i 3,80 cm. e altra tra i 2 e i 3 metri ove sono conservati gli antichi affreschi di S. Bernardino e dell’effigie della Madonna nell’atto di allattare il bambino; «Mater Domini» del 1300 e Madonna dell’Abbondanza del secondo 500.

Questo luogo di culto mariano fuori le mura è riportato nella Santa visita del 1558 del vescovo Giovanni Carlo Bovio (1557-1564) mentre la chiesetta fu usata come lazzaretto durante l’epidemia di peste di fine ‘700 e divenne meta di pellegrinaggi negli anni del secondo conflitto mondiale.

Tra gli avvenimenti del 1939 del canonico Giuseppe Palma sul giornale locale: «Lo Scudo», e dopo ricerche fatte dal compianto storico locale, prof. Luigi Greco, si è risaliti a quel 1938 quando, per «cause sconosciute, si sviluppò un grave incendio che bruciò tovaglie, candelieri e anche la statua della Madre di Dio. Il fumo annerì l’interno e il canonico Rapanà affidò all’artista Michele Lupo, il recupero della statua. La restauratrice Paola Centurini, ha portato avanti il recupero degli affreschi all’interno della chiesetta che conserva una consolidata spiritualità e venerazione verso la Vergine così com’è ampiamente in atto nel Salento».

Come tradizione vuole, i devoti si porteranno in questa Chiesetta che è da secoli la sede più antica di spiritualità Mariana per rinnovare la devozione alla Madre di Dio.

Negli anni scorsi, con l’aiuto dei restauratori, Iolanda e Alessandro Mayer, sono stati riportati alla luce i primi quadri murali mentre, un santo, una Madonna con bambino e altre immagini risalenti forse al ‘400, sarebbero da restaurare e l’azione di alcuni privati benefattori hanno favorito il recupero di alcuni affreschi per una operazione alquanto ardua, faticosa e costosa visto il degrado delle pareti umide della grotta-cripta.

Come ogni antico monumento, anche questa costruzione è stata sottoposta a lavori di recupero e consolidamento nel 1998 su progetto dell’arch. Pasqua Capriglia seguiti dalla sistemazione dell’area circostante dopo che il comune acquisì, con la somma di 50 milioni di vecchie lire, i terreni contigui.

Nella parrocchia dei «S.S. Medici» è iniziato il triduo mentre domani al Santuario, si potrà assistere alle funzioni religiose delle ore 7.30, 9.30, 11 e 19.30.

Dopo il rito si potrà continuare l’antico uso della «Palomma» (il dolce pasquale fatto di pasta dolce a forma di colomba con incastonato uno o più uova sode) per proseguire la rituale consuetudine di donare questo dolce ai bambini.

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