cronaca

Caso Amara: appello bis, 'Davigo illegittimo paladino giustizia, volle divulgare verbali'

Milano, 21 gen. (Adnkronos) - Piercamillo Davigo "ha intenzionalmente divulgato a molteplici soggetti", più o meno interni al Consiglio della magistratura, "i contenuti di quei verbali, e talora consegnando materialmente copia cosi violando quei doveri di riserbo e di silenzio che gli erano specificamente imposti dal suo alto ruolo e le disposizioni delle circolari del 1994 e del 1995". E' quanto emerge nelle motivazioni con cui la Corte d'Appello ha confermato la sentenza di condanna (a un anno e tre mesi, pena sospesa) per l'ex consigliere del Csm accusato di rivelazione del segreto d'ufficio in relazione alla vicenda dei verbali sulla presunta 'loggia Ungheria'.

Nelle motivazioni del processo d'appello bis, conclusosi lo scorso ottobre, emerge che l'ex protagonista di Mani Pulite, che era anche presidente della seconda Commissione, "ben sapeva che quegli atti erano coperti da segreto istruttorio. Non appare affatto convincente la giustificazione di Davigo di avere agito in quel modo per 'riportare la vicenda sui binari della legalità', in quanto sarebbe, per quello, stato sufficiente indirizzare il pm Storari alla Procura generale di Milano, organo legittimato a formalizzare eventualmente una informativa al Csm". Essendo coperto da segreto investigativo, "Davigo - si sottolinea - non poteva divulgarlo a nessuno, ergendosi, senza alcuna legittimazione, a paladino della legalità".

La reazione "sdegnosa" dell'ex consigliere del Csm Sebastiano Ardita - unica parte civile del processo difesa dall'avvocato Fabio Repici - "derivò proprio dal fatto che diverse persone con cui aveva un rapporto di colleganza ed addirittura di condivisione correntizia avevano dubitato della sua correttezza e della sua integrità morale, assumendo un atteggiamento distaccato e sospettoso e privandolo della fiducia di cui prima godeva". Per i giudici dell'appello bis, l'aver avvisato l'ex senatore Morra, in procinto di affidare un importante un incarico ad Ardita, è una scelta di Davigo avvenuta "per motivi che nulla avevano a che vedere con l'interesse pubblico. Neppure può dubitarsi che il dottore Sebastiano Ardita abbia subito un grave danno all'immagine, atteso che la condotta divulgativa dell'imputato abbia, quanto meno, insinuato un forte dubbio nella maggior parte dei destinatari della rivelazione".

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