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**Mattarella: 'Repubblica mosaico che impegna ciascuno, ostacoli non più forti democrazia'**

Roma, 1 gen. (Adnkronos) - "Un grande mosaico", nel quale "ognuno ha messo la sua tessera" e "il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci" dai singoli tasselli "che lo compongono". Di fronte al quale "siamo chiamati a impegnarci, ciascuno di noi secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi". Il presidente, Sergio Mattarella, ripercorre ottant'anni di storia italiana a partire dal quel 2 giugno del 1946 che sancì la scelta repubblicana da parte di elettori ed elettrici.

Per la prima volta, infatti, anche le donne furono chiamate alle urne, come testimonia l'immagine iconica della ragazza sorridente che esce dalla prima pagina del 'Corriere della Sera' poggiata su una consolle alla sua sinistra, mentre in piedi, davanti alla scrivania, nello studio alla Vetrata, quello in cui si svolgono gli incontri ufficiali, parla per quindici minuti alle concittadine e ai concittadini nel tradizionale messaggio di fine anno.

"Il segno dell’unità di popolo fu simbolicamente impresso dal voto delle donne" e "diede alla Repubblica -sottolinea il Capo dello Stato- un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità". Alla destra una copia della Costituzione, "che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni", dove trovano un posto fondamentale "l’affermazione della libertà" e la costruzione della pace".

Quella pace, afferma subito Mattarella, che è "un desiderio sempre più alto, di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati". Un quadro rispetto al quale diventa "sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte".

Ma "la pace, in realtà, è un modo di pensare", una "mentalità", che "iniziano dalla vita quotidiana", respingendo "l’odio, la violenza, la contrapposizione" e praticando "il dialogo, la pace, la riconciliazione”, come ha esortato a fare Leone XIV, invitando a disarmare le parole. Per questo, sottolinea Mattarella, "dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno".

É lo spirito con il quale ripercorrere gli "ottant’anni della Repubblica, pochi se guardati con gli occhi della grande storia, ma decenni di alto significato". Un periodo che il Capo dello Stato invita a rivedere in "un album immaginario", sfogliandolo "come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia".

In esso si racconta "una grande stagione di riforme" che ha cambiato "il profilo dell’Italia, creando "condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo". Il presidente della Repubblica elenca le scelte che hanno portato l'Italia ad essere saldamente ancorata all'Unione europea e all'Alleanza atlantica; le riforma agraria e il piano casa; gli anni del miracolo economico; lo statuto dei lavoratori; l'istituzione del servizio sanitario nazionale; il sistema previdenziale esteso a tutti; il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai; i successi nello sport.

Non sono certo mancati momenti drammatici: gli anni delle stragi e del terrorismo, quella "notte della Repubblica" rispetto alla quale "le istituzioni si dimostrano più forti del terrore". Gli attacchi della mafia, che non possono farci dimenticare i "volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità", che continuano "a ispirare -non soltanto in Italia- le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità".

"L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi", evidenzia Mattarella, e "riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo".

"Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. Ma nessun ostacolo -scandisce il Capo dello Stato- è più forte della nostra democrazia".

Mattarella lo sottolinea con forza, lo ricorda "a tutti noi", rivolgendosi, però, "particolarmente ai più giovani. Qualcuno -che vi giudica senza conoscervi davvero- vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro".

"Sentitevi responsabili -è l'appello finale del Capo dello Stato- come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna". (di Sergio Amici)

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