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Treni, al Sud servizi da «Terzo Mondo»

Treni, al Sud servizi da «Terzo Mondo»
di FRANCO GIULIANO

BARI - Treni Intercity rotti (il Roma-Taranto dell’altra sera) che si fermano per ore in aperta campagna senza aria condizionata e al buio (Trenitalia però si è preoccupata di offrire una bottiglietta d’acqua come risarcimento per il disagio arrecato); treni regionali vecchi, sporchi e senza aria condizionata che assomigliano a carri bestiame, stracolmi di studenti pendolari che pagano l’abbonamento mensile (e dunque tracciabili dall’azienda ferroviaria che invece fa finta di non sapere e utilizza convogli insufficienti alla domanda).

La storia dei disservizi ferroviari in questa parte del Paese assomiglia ai racconti di viaggio dell’età pre-industriale o peggio alle immagini dei treni del sud del mondo.

Questa volta non vi parleremo della differenza di trattamento che questo Paese riserva ai passeggeri del Sud (che pure pagano le stesse tasse), costretti a viaggiare sulla dorsale Adriatica su convogli vecchi e lenti. Nè al silenzio del governo e di Trenitalia (che continua a non voler restituire i treni veloci utilizzati, invece sulla linea ad Alta velocità nelle regioni del Centro Sud) rispetto alla sollecitazione proveniente da 35mila cittadini di cinque regioni del Sud.

Il protagonista del nostro racconto questa volta è l’assessore regionale ai Trasporti della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer che ieri ha pensato di lasciare la sua auto blu e testare la qualità del servizio «offerto» da Trenitalia ai propri corregionali. Una scoperta choc raccontata dallo stesso assessore che con tanto di biglietto è salito a bordo del treno da Salerno a Potenza delle 13:54.

«Delle tre carrozze - ha raccontato dopo il suo blitz - che compongono il treno, una sola di “nuova” generazione, le altre due vetuste, con porte sgangherate e senza aria condizionata. «Come si fa ad azionare un po’ di aria fresca?», ha chiesto l'assessore al capotreno. Risposta: «Se vuole alziamo il riscaldamento, l'aria condizionata qui semplicemente non c’è».

La Regione Basilicata versa a Trenitalia ogni anno 30 milioni di euro. Soldi prelevati agli stessi cittadini che poi pagano anche il biglietto.

L’assessore racconta alla Gazzetta il suo viaggio da incubo «con i finestrini spalancati, le porte staccate, le toilette che assomigliavano a delle latrine. «Anche la motrice del treno rivelava l’età anagrafica di quel mezzo. Cioè di macchine vetuste che non sono in grado di offrire un servizio adeguato».

«Non si tratta - aggiunge Berlinguer - solo di un problema di manuntenzione, ma anche di deficit strutturale, di qualità del servizio, di rispetto del passeggero. Questi mezzi non sono congrui non possono offrire un servizio adeguato».

E non è solo una questione di performance, «ad onore del vero - aggiunge - il treno era in orario, ma non basta. il problema è il pessimo servizio».

Che farà adesso abbiamo chiesto all’assessore?

«Sanzioneremo Trenitalia secondo quanto prevede il contratto di servizio. Noi, la Regione Basilicata, cioè i cittadini lucani paga 30 milioni l‘anno. Trenta milioni per avere un servizio da terzo mondo. Un contratto di servizio, invece prevede una controprestazione. Occorre che la prestazione sia proporzionata all’entità del costo del servizio. In questo caso non c’è corripsondenza tra tariffe e servizio».

Ora la Regione Basilicata sanzionerà Trenitalia. Negli ultimi due anni riferisce l’assessore l’«azienda di Stato è stata sanzionata per 600mila euro».

Assessore, i vertici di Trenitalia si saranno fatti una risata... «Può essere, ma adesso la storia cambia. Mi assicurerò che da domani ci sia un monitoraggio costante. Fino ad ora mai fatto. Avevamo percepito e recepito lamentele. Per la verità mi era stato assicurato l’arrivo nel 2015 di nuovi treni, ma non basta. Così come non basta la puntualità. Non ci sono figli e figliastri e i lucani meritano anzitutto rispetto».

L’assessore giura che da domani sui treni della Basilicata viaggeranno ispettori per verificare la qualità del servizio. Anche in Puglia gli utlimi tre assessori hanno annunciato questo servizio. Non si conoscono però ad oggi le cifre delle multe comminate a Trenitalia. A differenza di quanto accade in altre regioni dove le multe milionarie sono state restituite ai passeggeri pendolari sotto forma di sconti sugli abbonamenti.

«Il problema - spiega l’ex direttore generale dell’Ente nazionale dell’Aviazione civile, l’Enac, Pierluigi Di Palma, che nel 2001 fece redigere la prima “Carta dei diritti del passeggero” aereo a livello europeo, oggi la meglio applicata negli aeroporti - è che adesso serve una Carta dei diritti anche per il passeggero ferroviario. Trenitalia ha tentato di recepire le indicazioni dettate dall’Europa, confondendo la Carta dei diritti con quella dei Servizi dell’azienda. In realtà quello strumento di garanzia del passeggero deve essere redatto insieme agli utenti consumatori. Per questo sarebbe ora che in Italia si costituisse un comitato nazionale per garantire l’applicazione di questi diritti anche per chi viaggia in treno. La Gazzetta ha dato e potrebbe dare anche in futuro un contributo importante in questo campo».

E forse l’acqua minerale che Trenitalia offre ai passeggeri potrebbe non bastare.

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