Mercoledì 19 Settembre 2018 | 16:43

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La Regione Puglia contro Trenitalia non uno, ma 3 ricorsi

di GIUSEPPE ARMENISE
BARI - Non uno, ma addirittura tre fronti concentrici, sotto forma di altrettanti ricorsi ad enti e tribunali diversi per competenza, al fine di opporsi a colpi di carta bollata alle politiche «anti-meridionaliste» di Trenitalia. Il presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola, e la sua vice, assessore allo Sviluppo economico nonché presidente della Consulta dei consumatori regionale, Loredana Capone, affilano le armi. La strategia è stata predisposta nottetempo. Al lavoro già da ieri gli avvocati dell’Istituto pugliese del consumo e della stessa Consulta regionale dei consumatori e utenti.
La Regione Puglia contro Trenitalia non uno, ma 3 ricorsi
di GIUSEPPE ARMENISE

BARI - Non uno, ma addirittura tre fronti concentrici, sotto forma di altrettanti ricorsi ad enti e tribunali diversi per competenza, al fine di opporsi a colpi di carta bollata alle politiche «anti-meridionaliste» di Trenitalia. Il presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola, e la sua vice, assessore allo Sviluppo economico nonché presidente della Consulta dei consumatori regionale, Loredana Capone, affilano le armi. La strategia è stata predisposta nottetempo. Al lavoro già da ieri gli avvocati dell’Istituto pugliese del consumo e della stessa Consulta regionale dei consumatori e utenti, che domani mattina presenteranno al presidente della Puglia il pacchetto completo: un esposto all’Antitrust chiamato ad esprimersi sull’aumento dei prezzi dei biglietti di Trenitalia a fronte delle iniziative pubblicizzate come promozionali, l’istituzione di un numero verde per raccogliere reclami e denunce di disservizi da far valere davanti ai giudici di pace, una class action (azione collettiva di risarcimento) nei confronti di Trenitalia, che esercita, in quanto concessionario dello Stato, un servizio pubblico di carattere primario.

Lo scontro Puglia-Trenitalia si è acuito, dopo alcuni iniziali tentativi di confronto, quando ci si è accorti che il gruppo Ferrovie dello Stato avrebbe mantenuto nel proprio orario il taglio netto di alcuni collegamenti nodali dalla Calabria, attraverso la Puglia, verso le città del centro e del Nord Italia, con particolare riferimento ai collegamenti notturni. Poi, come denunciato dalla «Gazzetta», è arrivato il «giallo» dei biglietti, sui quali Trenitalia continua ad assicurare di aver operato il taglio dei costi attraverso la cosiddetta tariffa integrata. Il biglietto integrato si paga in due rate: la prima per il treno «normale» dal Sud a Bologna, la seconda per il treno veloce che da Bologna conduce alle aree trasportisticamente privilegiate dell’Italia. La somma tra i due costi è tale da essere sì inferiore alla tariffa con la quale i nuovi orari dei treni hanno fatto il loro esordio il 12 dicembre scorso, ma sicuramente superiore a quanto si pagava nella stagione in cui i treni, neanche quaranta giorni fa, andavano da Lecce a Milano senza necessità di cambiare in Emilia Romagna. Questo fatto che l’aumento del prezzo dei biglietti non abbia prodotto vantaggi in termini di servizio, ma anzi faccia di fatto pagare ai viaggiatori un disservizio, non va giù alle associazioni dei consumatori. E di qui l’apertura di un contenzioso che la regione Puglia sosterrà in primissima linea.

Gli avvocati che rappresentano le associazioni, dopo aver fatto un’attenta valutazione di quanto accaduto in questo primo mese dall’entrata in vigore del nuovo orario di Trenitalia non sembrano avere alcun dubbio: «il servizio reso sulle linee notte dei treni che collegano la Puglia con il Nord è peggiorato, i prezzi dei biglietti sono aumentati, mentre c’è scarsa trasparenza sulle promozioni pubblicizzate».

La finalità dei ricorsi, che potrebbero tradursi in centinaia di azioni singole davanti ai giudici di pace, è quella di ottenere un passo indietro di Trenitalia con la reintroduzione di una qualità del servizio degna di essere definita tale.

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