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sentenza definitiva

«Estate tranese», da Cassazione assoluzione per ex sindaco Tarantini: il fatto non sussiste

L'ex primo cittadino e altri ex amministratori erano stati condannati in primo grado nel 2013: poi l'assoluzione in appello e ora il sigillo del terzo grado

«Estate tranese», da Cassazioneassoluzione per ex sindaco Tarantini: il fatto non sussiste

NICO AURORA

Trani - «Ricevere questa notizia nel giorno del centodecimo compleanno della mia squadra del cuore è la cosa più bella che potesse accadere». Non scherza neanche più di tanto Pinuccio Tarantini, ex sindaco di Trani, commentando con una nota di colore, decisamente a sfondo nero azzurro, il provvedimento di assoluzione nei suoi confronti, e di altre cinque persone, per le inchieste sulle Estati tranesi 2005 e 2006, disposto proprio ieri, 9 marzo, dal Primo collegio della Suprema corte di cassazione.

«I fatti non sussistono», è la sentenza del terzo e conclusivo grado di giudizio, cui si era giunti dopo che Tarantini, e gli altri ex amministratori erano stati condannati in primo grado, il 20 dicembre 2013, dal Tribunale di Trani. Insieme con lui l’ex vicesindaco, Mauro Scagliarini, l’ex assessore alle finanze, Sergio De Feudis, l’ex presidente di Amet, Alfonso Mangione, l’ex presidente di Amiu, Claudio Squiccimarro, e l’ex assessore alla cultura, Nicola Quinto.

Contro la sentenza di primo grado tutti avevano proposto ricorso presso la Corte d’appello, che il 12 maggio 2016 aveva rilasciato una sentenza di secondo grado assolutoria per Tarantini, con riferimento alla concussione, e di assoluzione per prescrizione per tutti e sei, con riferimento all’abuso d’ufficio. Non soddisfatti gli interessati avevano proposto ricorso per cassazione ottenendo l’annullamento, senza rinvio alla Corte d’appello, della sentenza impugnata, «perché i fatti non sussistono».

Vicenda chiusa per sempre, dunque, a distanza di ben tredici anni dai fatti contestati. E tutte azzerate, di conseguenza, le condanne del processo di primo grado, durante il quale altri imputati erano stati già assolti per non avere commesso il fatto o perché il fatto non costituiva reato, dal punto di vista penale. Resterebbe ancora aperta un’eventuale finestra sulla Corte dei conti, cui la Procura della Repubblica di Trani aveva rimesso gli atti del processo di primo grado.

I fatti si riferiscono al primo mandato del sindaco Tarantini. Secondo l’accusa, sostenuta dall’ex Pm di Trani Antonio Savasta, nel 2005 sarebbero stati spesi 916.030 euro, nel 2006 730.681 euro, somme ritenute «di molto eccedenti le disponibilità finanziarie del Comune, pari rispettivamente ad euro 171.711 ed euro 300.000, riversando su Amet ed ed Amiu, anche con l’apporto di presunte minacce ed atti fraudolenti, la differenza tra quanto già legittimamente disponibile nelle casse comunali ed il costo effettivo dell’intero programma. Così operando, sempre secondo l’accusa, avrebbero contribuito alla formazione di un debito fuori bilancio, stimato in oltre 6.000.000 di euro, nonché a depauperare il patrimonio delle stesse aziende.
Comune, Amet, ed Amiu non si costituirono parte civile, mentre adesso gli ex imputati punteranno ad ottenere i risarcimenti, sebbene la giurisprudenza tenda a garantirli solo per i dipendenti degli enti, e non per i loro amministratori.

In Cassazione Giuseppe Tarantini è stato difeso da Filiberto Palumbo, Mangione e Squiccimarro da Domenico Di Terlizzi, Scagliarini da Antonio Florio, De Feudis e Quinto da Domenico Lamantea.
«Oggi, nella città di Trani, finalmente si è fatta giustizia. La macchina del fango messa in campo in questi anni, da diffamatori di professione e giustizialisti, finalmente dovrà arrestarsi». Così Luigi De Mucci, commissario provinciale di Forza Italia, con riferimento alle assoluzioni, da parte della Cassazione, degli ex amministratori pubblici per le inchieste sulle Estati tranesi 2005 e 2006.
De Mucci, in particolare, rivolge, «un forte abbraccio all'amico Alfonso Maria Mangione (oggi commissario cittadino del partito, ndr), vittima innocente di accuse che si sono rivelate del tutto infondate. Ritengo che più di una persona - conclude De Mucci - adesso dovrà cospargersi il capo di cenere e porgere pubbliche scuse».

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