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proposta di legge

Trani, la «Casa del parto»
nascerà tra nove mesi

Asl Trani Bat

di LUCIA DE MARI

TRANI - Nove mesi al massimo. Poi nascerà la “Casa del Parto” a Trani. I tempi, se fosse un parto naturale, dovrebbero essere rispettati. Anche se tutto può succedere: la Casa del Parto, struttura dotata di ogni comfort proprio come una clinica/albergo gestita però da ostetriche, consentirà di mettere al mondo bambini in maniera assolutamente naturale, “in tutta sicurezza”, come riportano gli studi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tutto questo, naturalmente dopo un percorso di controlli precisi da parte dei medici, che dovranno acconsentire alla “partecipazione” a questo tipo di esperienza. Dell’ipotesi di istituzione della Casa del Parto a Trani ne hanno parlato in Sala Maffuccini (biblioteca “Bovio”), il consigliere comunale e già sindaco Carlo Avantario, insieme ai consiglieri regionali Mimmo Santorsola, Ruggero Mennea e Sabino Zinni, che lavoreranno su questa proposta affinchè possa presto diventare Legge Regionale disciplinata e regolamentata.

Inutile dire che per qualcuno questo sembra essere un “contentino” dopo la chiusura dei reparti dedicati alle nascite e alle donne: chiudere tout court da parte della Regione quell’Ostetricia e Ginecologia con i numeri mai spiegati in un Piano di Riordino presentato nel luglio 2002, con Avantario all’epoca sindaco della città e medico in servizio proprio in quel reparto, fu proprio una vigliaccata.

Il reparto era uno dei migliori della regione, per qualità del servizio e numero dei ricoveri e delle nascite. Ma la politica ebbe il sopravvento. Quindici anni dopo, e con un ospedale che non esiste quasi più, ecco la “Casa del Parto”. Ben venga tutto ciò che può rivitalizzare quel “S. Nicola pellegrino” ormai noto per la chiusura dei reparti (al contrario di altri ospedali che continuano ad “aprire”) avvenuta nella quasi totale indifferenza, o per la inaugurazione di qualche ambulatorio superaffollato.

Avantario spiega l’importanza della “Casa del Parto”, ma sul suo volto si legge ancora quel che dichiarò 15 anni fa in una intervista a Radiobombo, quando si disse “veramente amareggiato perché si assume un provvedimento senza spiegarne i criteri, penalizzando una larga fascia di cittadini che l’arrivo di nuovi reparti sicuramente non compenserà. Ciò è la conseguenza di un taglio di risorse improprio, deciso senza una discussione preventiva ampia e condivisa: l’avevamo chiesta a più riprese, ma di fatto ci è stata sempre negata. Purtroppo mi sembra una decisione poco tecnica e molto politica, nella quale il peso più evidente l’ha avuto l’assenza dei nostri parlamentari, dai quali mi sarei aspettato ben altro interessamento”. Era il luglio del 2002.

Ottobre 2017: al tavolo tre consiglieri regionali (anche l’assessore Caracciolo ha dato il suo placet) che si faranno portavoce in Regione per la presentazione la proposta di legge regionale, ed un ex sindaco: “Bisogna riconoscere l'impegno decennale su questo progetto da parte di Avantario, che, oltre a combattere contro la chiusura del reparto, ha anche proposto questa valida alternativa. La Casa del Parto vuole ricondurre l’evento nascita alla sua naturalità, nel rispetto della donna e del nascituro. Ma essa non può avvenire senza un’apposita legge regionale”.

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