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barletta

«L'inquinamento? C'è
ma l'autore non si trova»

Mesi di indagini ma al momento nessuna certezza

«L'inquinamento? C'è  ma l'autore non si trova»

di Rino Daloiso

BARLETTA - La lettura del verbale del «tavolo di concertazione» tenuto da Regione, Provinci a di Barletta, Andria, Trani, Comune di Barletta, Asl, Centro nazionale ricerche-Istituto di Ricerca sulle acque e Arpa Puglia il 12 maggio scorso (non definitivo, 92 giorni dopo è ancora «in fase di elaborazione») si rivela davvero interessante.

Oltre alla constatazione della presenza degli inquinanti di cui potete leggere qui di fianco, infatti, viene affrontata anche la finalità del monitoraggio concordato tra gli enti di cui sopra il 20 giugno 2016.

Dice l’ing. Giuseppe Gravina (Arpa Puglia): «La finalità del Protocollo in oggetto non è l’identificazione del responsabile dell’inquinamento: inoltre, a causa della staticità della falda risulta difficoltoso giungere a una chiara identificazione degli eventuali ulteriori responsabili dello stesso. Difatti, a titolo esemplificativo, il parametro cromo esavalente è un inquinante che da letteratura è attribuibile anche all’attività di Cementifici, ma ad oggi non abbiamo evidenza diretta della suddetta ipotesi, motivo per cui nella seconda fase del monitoraggio ambientale coordinato dal Comune di Barletta sono stati inseriti ulteriori piezometri (pozzi di osservazione per misurare il carico idraulico di una falda ad una certa profondità, ndr) da realizzarsi all’interno della Buzzi Unicem. Tale integrazione della rete di monitoraggio è stata condivisa anche dal Cnr-Irsa pure al fine di acquisire un quadro certo delle specie batteriche fino ad oggi individuate per l’identificazione delle potenziali sorgenti di contaminazione. L’Arpa Puglia informa infine che in relazione a recenti attività di polizia giudiziaria (quali?, ndr) effettuate nei confronti di alcune attività industriali nell’area di Barletta, sono state accertate condotte illecite in materia ambientale che potrebbero avere un nesso con quanto sta emergendo dalle attività del Protocollo e per le quali comunque è stata trasmessa apposita informativa alla Procura».

In attesa che se ne sappia qualcosa di più, la Regione, rappresentata dall’ing. Giovanni Scannicchio, ribadisce nella riunione «la necessità di identificare le eventuali ulteriori sorgenti di contaminazione prima del responsabile della stessa, sottolineando che in caso di presenza di rifiuti sotterrati la competenza ad emettere ordinanze è del Comune territorialmente competente, mentre nel caso di superamento delle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione, ndr), la competenza è della Provincia, non essendo invece di competenza della Regione invitare le singole Società a presentare Piani di Caratterizzazione, fermo restando l’obbligo di avviare le dovute misure di prevenzione e messa in sicurezza di emergenza».

Ricapitolando: dapprima si dovrebbe capire cosa c’è sotto l’area sottoposta a monitoraggio. Se si tratta di rifiuti, competente ad agire sarebbe il Comune di Barletta; nel caso di superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione, toccherebbe alla Provincia di Barletta, Andria, Trani. In ogni caso la Regione Puglia non può sollecitare alle Società la presentazione di Piani di Caratterizzazione, ma le Società eventualmente (bontà loro) dovrebbero avviare «le dovute misure di prevenzione e messa in sicurezza di emergenza». Insomma, in questo ginepraio normativo e di competenze, l’inquinamento ha tutta l’aria di avere ...i millenni contati.

Proseguendo nel confronto, Arpa Puglia, «nell’ambito della relazione ispettiva per lo stabilimento imac Agro Italia spa, rappresentava sulla base degli esiti della seconda campagna di monitoraggio, parziali valutazioni sui contaminati rilevati in falda, confermandone ulteriormente la correlabilità di alcuni di essi (Solfati, Fluoruri, Piombo e Selenio) con la produzione di fertilizzanti e con quanto rpesente nel sottosuolo dello stabilimento Timac Agro Italia spa».

E quindi «dalla discussione al primo punto all’ordine del giorno è infine emerso un quadro ambientale privo di elementi di certezza inequivocabili tali da avviare un procedimento in contraddittorio con altri eventuali potenziali responsabili ella contaminazione, fermo restando, così come evidenziato dalla Regione, gli obblighi di prevenzione in capo ai proprietari delle aree sulle quali insiste un potenziale inquinamento».

Il «verbale infinito» prosegue così: «Ad ogni buon conto, preso atto della odierna nota della Regione Puglia (12 maggio 2017, ndr) che ritiene gli esiti dell’indagine (qui l’italiano si fa incerto, ndr) parziale eseguita dal Cnr-Irsa e dall’Arpa Puglia valevole quale comunicazione ex articolo 244 comma 1 del Testo unico sull’Ambiente (recita così: «Le pubbliche amministrazioni che nell'esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla provincia e al comune competenti», ndr.), si rende necessario completare la suddetta comunicazione individuando il “sito”, nel quale è stato accertato il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione e i relativi proprietari/gestori e attività industriali/produttive oggi presenti nelle suddette aree e nel corso degli anni. A tal fine, la Provincia convocherà apposito tavolo tecnico con tutti gli Enti interessati, ai quai fin d’ora (sic!, ndr) si chiede di completare le attività già in corso finalizzate a fornire tali elementi».

Detto ciò, «ove ritenuto opportuno, la Provincia potrà fare riferimento manche alle risorse messe a disposizione dalla Regione Puglia nell’ambito del Protocollo (20mila euro)», ma nonostante un paio di solleciti «non si è ancora concretizzato il trasferimento delle suddette somme non erogate dalla regiomne».

Domanda: si materializzerà prima ufficialmente il verbale per ampi stralci qui e in altri articoli riportato o le risorse promesse e non ancora ancora pervenute?

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