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Scuole, quel cantiere fantasma
fermo da anni a Barletta

Le trenta aule nel quartiere Patalini dovevano essere pronte nel 2013: non si sa più nulla

Scuole, quel cantiere fantasmafermo da anni a Barletta

RINO DALOISO

BARLETTA - L’Italia sarà pure «una Repubblica fondata sul lavoro» (sempre più evanescente, in verità), ma lo spreco, quello sì, ahinoi, ne è davvero un elemento costitutivamente imprescindibile. Prendiamo il caso delle trenta aule da realizzare nel quartiere Patalini. Una fatica di Sisifo. Un’impresa impossibile. Il cantiere, come vedete nelle foto, è desolatamente fermo da anni. E pensare che la scuola avrebbe dovuto essere pronta per essere consegnata nel 2013. Quattro anni, praticamente un’era geologica fa. E, quel che è peggio, non si intravede neppure uno spiraglio per trasformare quella struttura fantasma in un luogo in cui possano accedere docenti e studenti.

Eppure, come avviene solitamente in Italia, tutto era cominciato sotto i migliori auspici. Alla fine del giugno 2009, l’allora Provincia di Bari (quella di Barletta, Andria, Trani aveva votato per la prima volta il 6 e 7 giugno di quello stesso anno ed era ancora tutta da costituire) varò un progetto per la costruzione di 11 edifici scolastici per complessive 260 aule, per 71 milioni di euro. L’iter era avvenuto sotto la presidenza di Vincenzo Divella (il successore, Francesco Schittulli, era stato eletto all’inizio di giugno). La «Salvatore Matarrese», in associazione temporanea di impresa con la «Tecnoimpianti srl», si aggiudicò la realizzazione di cinque istituti scolastici: a Barletta (istituto professionale, 30 aule), Casamassima (istituto professionale, 25 aule), Canosa (istituto professionale, 30 aule), Ruvo (liceo scientifico, 20 aule), Terlizzi (liceo linguistico pedagodico, 30 aule).

Alla «Debar», in associazione temporanea di impresa con «Inedil» e «Edilcostruzioni», toccava la costruzione degli istituti scolastici a Putignano (liceo scientifico, 45 aule), Gravina (liceo predagogico, 20 aule), Acquaviva (istituto professionale, 30 aule), Bitonto (istituto professionale, 15 aule) e Molfetta (nuovo plesso istituto industriale, 15 aule). Tutto questo attraverso il finanziamento della «Biis spa», la Banca infrastrutture innovazione e sviluppo spa del Gruppo Intesa San Paolo, con il sistema del «leasing in costruendo», cioè con l’anticipazione dei fondi e successiva restituzione da parte del committente. Ma il committente cambiò. Dalla Provincia di Bari si stava passando alla Provincia di Barletta, Andria, Trani e nessuno è poi stato capace di dipanare la matassa delle realizzazioni murarie e delle restituzioni finanziarie. Risultato: il cantiere (spesa prevista 8,5 milioni di euro) è bloccato da anni, il rudere è sempre più fatiscente e all’inizio di ogni anno scolastico qui si assiste alla solita penosa «guerra tra poveri» per le aule. C’è qualche volenterosa anima pia capace di scrivere la parola fine su questo obbrobrio?

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