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Canosa, l'Arco Traiano
ora splende di notte

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di Paolo Pinnelli

Canosa - L’Arco Traiano è «ritornato». Non che sia mai andato altrove ma, immerso nel verde del vivaio che lo circonda, era diventato poco visibile.

Dall’altra sera, invece, con l’apporto della Fondazione Archeologica Canosina e soprattutto la disponibilità di Antonio Caporale (dei Vivai Caporale) sono stati installati, attorno all’arco onorario, una serie di fari led che ora permettono di illuminare il monumento durante le ore serali e notturne.

L’illuminazione dal basso, generata da queste fonti di luce, conferisce un effetto evocativo sulla struttura, risaltando la sua sagoma ed evidenziando al meglio i laterizi della cortina muraria.

«La Fondazione ringrazia il Vivaio Caporale per aver collaborato a questa iniziativa che valorizza ulteriormente una delle più importanti tracce della Canosa romana» si legge in una nota.

Noto anche come «Arco di Traiano», o di Terenzio Varrone, la struttura in laterizi fu edificata nel II secolo d.C., in funzione di porta settentrionale d’accesso per tutti i viaggiatori che arrivavano a Canusium da Roma o da Benevento, percorrendo la Via Traiana, di cui è parte integrante il ponte romano sull’Ofanto, poco distante.

Il monumento è periodicamente visitato da turisti anche internazionali e potrà godere di ulteriore visibilità, grazie al percorso lungo la Via Francigena, insieme appunto al ponte romano sull’Ofanto – classificatosi primo in Puglai e ottavo in Italia tra “I Luoghi del Cuore” del FAI, e al vicino Mausoleo Bagnoli.

L’Arco di Traiano, appare oggi illuminato nella parte di ingresso alla città ma ancora un po’ coperto da arbusti e piante. La disponibilità del titolare del vivaio all’interno del quale insiste il monumento potrebbe portare, in un futuro non molto lontano, magari anche alla illuminazione dell’altra «facciata», quella rivolta alla città, e magari alla maggiore visibilità spostando qualche arbusto più ingombrante.

La stessa piacevole «sorte» sarebbe auspicabile toccasse al vicino mausoleo di Bagnoli e - molto più complicato - all’intero ponte romano sull’Ofanto: darebbero «luce» all’intera città.

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