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di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Quando un vigile fa la differenza! E’ questa la variabile che consente, o meno, di far accedere alla villa comunale di Trani i cani ed i loro proprietari seppur dotati del ”necessarie” per la raccolta degli escrementi.

Un valzer di provvedimenti rispolverati, interpretati, rivisitati. L’ultimo dei quali, l’ordinanza sindacale n. 30 dello scorso 3 novembre, rischia di finire sugli scranni del Tribunale amministrativo regionale di Bari.

Una concreta possibilità se il sindaco Amedeo Bottaro lascerà cadere nel nulla l’invito rivoltogli dal professore tranese Nicola Pepe che, attraverso l’avvocato Maurzio Musci, ha formalmente chiesto al primo cittadino di annullare in via di autotutela la recente ordinanza che pone «stringenti limitazioni alla possibilità di introdurre nei viali della villa comunale i cani, ancorchè debitamente accompagnati. Sotto la parvenza della prescrizione che l’accesso sia consentito solo se presente all’ingresso della villa la Polizia locale o personale (non meglio identificato) munito di poteri sanzionatori, in realtà – è scritto nell’istanza - si nasconde il divieto assoluto dell’ingresso dei cani».

Una possibilità solo virtuale, quella della presenza di un vigile, giacchè è notorio che trovare un agente all’ingresso della villa comunale di Trani è come veder nevicare a Ferragosto. Un’atavica assenza evidenziata nell’istanza, in cui non si usano mezze parole nel ritenere che l’ordinanza dello scorso novembre sia viziata da «eccesso di potere, illogicità manifesta, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e violazione del principio di proporzionalità. L’ordinanza – si sostiene - è anacronistica in quanto non privilegia, sulla spinta dell’ampliamento negli ultimi anni alla sensibilità verso gli animali, il rapporto uomo-animale, dissimulando sotto tale limitazione, in difformità dall’indirizzo costante e consolidato della giurisprudenza, il divieto d’accesso dei cani nei giardini pubblici, che, deve essere ritenuto illegittimo».

L’ordinanza si basa sull’esigenza sanitaria di evitare «il rilascio indiscriminato di feci canine all’interno della struttura».

Di qui la necessità, secondo il sindaco Bottaro, di consentire l’accesso ai viali della villa ai cani accompagnati solo alla presenza, dissuasiva, all’ingresso di un agente di polizia municipale o comunque di un vigilante con poteri sanzionatori.

Questione non sottaciuta dal prof. Pepe che evidenzia pure come l’ordinanza non indichi i tempi per sottoscrivere convenzioni sul controllo della villa comunale, finalizzato al rispetto del regolamento di polizia veterinaria.

«Alcuna delle disposizioni legislative e regolamenti richiamati nell’ordinanza n. 30/2016 – scrive l’avv. Musci nell’istanza di revoca - vieta che i cani coi loro padroni accedano ai luoghi pubblici, né tantomeno prescrive che l’ingresso possa essere consentito solo alla presenza della Polizia Locale».

Ma sinora «no police, no dog».

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