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a Barletta c'è l’emergenza
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Inquinamento ambientale  a Barletta c'è l’emergenza «Mortalità, +25% in 3 anni»

BARLETTA - Ci sono elementi molto interessati (e chissà quanto considerati nell’attuazione delle politiche pubbliche in materia di ambiente), nelle carte dell’inchiesta della Procura di Trani sulla Cementeria Buzzi Unicem di Barletta.

Reso noto l’avviso di conclusione delle indagini all’inizio del gennaio di quest’anno, il dott. Agostino Di Ciaula, coordinatore del Comitato scientifico nazionale Isde (si occupa di problemi ambientali e salute umana), nonché referente per la Puglia di Medici per l’Ambiente, si presenta al colonnello Maurizio Favia, comandante del Gruppo di Barletta delle Fiamme Gialle, e puntualizza a verbale diverse questioni. Ad esempio, fornisce informazioni sul tasso di mortalità a Barletta, «aumentato di oltre il 25% in soli 3 anni, tra il 2011 e il 2014, contro il +2,9% nello stesso periodo, a livello regionale».

Ancora. Altre cifre riguardano la frequenza di aborti spontanei: «Potrebbero essere considerate «un indicatore precoce di danno sanitario da cause ambientali. In questo caso, è stata dimostrata una relazione staistica significativa fra le concentrazioni di alcuni inquinanti (PM10, ozono) e il numero di aborti spontanei».

Più nel dettaglio, il dott. Di Ciaula fa mettere a verbale: «Il numero di aborti spontanei a Barletta (fonte: dati Istat, schede dell’ospeale Mons. Dimiccoli di Barletta) è aumentato progressivamente negli anni 2009-2013, con incrementi più marcati a partire dall’annop 2012. Tra il 2011 e il 2013, il tasso annuale di abortività spontanea (parametro che considera il dato in rapporto al numero di donne in età fertile) è aumentato del 162%, passando dal 3.21x1,000 nel 2011 all’8.42x1,000 nel 2013. In un articolo pubblicato nel 2015 su una rivista scientifica internazionale (International Journal of Environmental Health Research), è stato dimostrato che durante l’anno 2013 il tasso medio mensile di aborti spontanei a Barletta era circa doppio rispetto a quello regionale (0.70x1,000 a Barletta, 0.34x1,000 nella regione Puglia. Lo stesso lavoro, che ha preso in esame la frequenza di aborti spontanei in 5 diverse città pugliesi, mettendole in relazione ad inquinanti atmosferici, ha dimostrato una relazione statistica significativa tra la comparsa di aborti spontanei e le concentrazioni atmosferiche di PM10 e ozono. In particolare, nell’anno in esame (2013), le concentrazioni atmosferiche di PM10 nell’area urbana di Barletta erano le più elevate tra le 5 città esaminate (comprese Brindisi e Taranto).

Ancora: «Al momento non sono disponibili informazioni epidemiologiche aggiornate (ultimo quinquennio) sulla frequenza di altre patologie neoplastiche e non neoiplastiche a Barletta. I dati più recenti, resi disponibili dall’Osservatorio epidemiologico regionale, si riferisconoal periodo 2006-2009 e i dati del Registro tumori della Bat (peraltro non ancora accreditato) si fermano al 2010».

r.dal.

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