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In scrittoio 2 mln dimenticati
«Non sono più rimborsabili»

Una parente di Lino Banfi trova vecchi titoli Stato ma i termini sono prescritti per incassarli

 In uno scrittoio 2  milioni in fumo  «Giù le mani dal mio tesoretto»

di Gianpaolo Balsamo

ANDRIA - Il «tesoretto» era rimasto nascosto per anni, troppi anni, nell'intercapedine, dietro alcuni cassetti di un vecchio scrittoio. Duecentosessanta milioni di lire (più di due milioni di euro considerati gli interessi legali e capitalizzazione), ritrovati per caso lo scorso mese di settembre durante alcuni lavori di restauro dello stesso mobile.

Parte da qui la storia di Tina Zagaria, 47enne originaria di Andria, imparentata alla lontana con il ben più noto Pasquale Zagaria (in arte Lino Banfi). Tina (ma il suo vero nome è Altamura), trasferitasi a Treviso con il suo compagno Luca, trova nello scrittoio appartenuto al padre Francesco (pronipote di Lino Banfi ed ormai defunto) una serie di certificati di deposito dello Stato italiano emessi in data 15 luglio 1985 (in particolare due da 50 milioni di lire e 16 da dieci milioni di lire) per un totale di 260 milioni. I titoli erano stati dimenticati anche per la prematura scomparsa dell’uomo che li aveva a suo tempo sottoscritti versando, nelle casse dello Stato, una ingente somma di denaro.

«Dopo il ritrovamento - spiega Tina Zagaria -, grazie all’interessamento di un conoscente, mi sono recata presso lo sportello della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia per chiedere spiegazioni sulle modalità per ottenere il rimborso e la conversione in euro ma, con grande sorpresa e rammarico, mi è stato detto che i titoli erano caduti in prescrizione».

L’operazione, in altre parole, è stata respinta per scadenza dei termini.

«Un'anomalia tutta italiana - spiegano gli avvocati Annalisa De Angelis e Sofia Navarretta ai quali Tina Zagaria si è rivolta per la riscossione dei crediti vantati.

Sta di fatto che Tina Zagaria, al momento, rischia di rimanere solo con un cumulo di pezzi di carta in mano e senza un centesimo di quel «tesoretto» per via della prescrizione dei termini.

«Abbiamo proceduto alla stima contabile dell’importo totale dei titoli, e con il favore degli interessi legali e della capitalizzazione - spiegano le due avvocatesse - si è raggiunta una cifra ragguardevole che dovrà essere rimborsata dagli Enti preposti entro 60 giorni dalla notifica della diffida che noi abbiamo presentato».

Poi, per quanto riguarda la problematica della prescrizione, «i titoli in questione non sono affatto prescritti. Infatti al termine “naturale” stabilito per il rimborso, vanno aggiunti i dieci anni di prescrizione ordinaria. I dieci anni, inoltre, non decorrono immediatamente dal giorno successivo alla scadenza del trentesimo anno ma da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto».

«Quei soldi, non solo mi farebbero comodo in questo momento ma cambierebbero la mia vita - chiosa Tina Zagaria, attualmente in cerca di un lavoro -. E poi, sarebbe un peccato rinunciare a quel gruzzolo, frutto dei sacrifici di mio padre».

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