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di GIUSEPPE DIMICCOLI
BARLETTA - Nel suo sangue, in prevalenza, ci sono i «globuli dell’accoglienza». È una storia meravigliosa quella di Antonio Silvio Calò, barlettano purosangue, che merita di essere interiorizzata. Infatti questo 54enne da una vita a Treviso - ma con saldi legami con la città di Mennea - professore di filosofia al liceo «Canova» con sua moglie Nicoletta Ferrara (suo nonno “barlettanissimo”) e i quattro figli dallo scorso 8 di Giugno ha accolto nella loro casa di Treviso, a cuore e braccia aperte, Saiu, Mohamed, Tijian, Siaka, Ibrain, Said, di età tra i 18 e i 30 anni, sbarcati a Lampedusa.

Per tutto questo, e scusate se è poco, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha conferito l’onorificenza di «Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana». Una poesia la motivazione: «Per l'esempio di civiltà e generosità che ha fornito aprendo la sua casa a sei giovani profughi giunti a Treviso dopo essere sbarcati a Lampedusa».

Calò, in una lettera a Mattarella, ha voluto sottolineare che «l'esperienza che sto vivendo mi ha dato una spinta nuova (...) vorrei poterle raccontare un'altra Italia che lei conosce bene, un'Italia che è capace di grandi cose partendo da semplici gesti... Nel silenzio tanti italiani continuano a credere nel proprio Paese e agiscono di conseguenza. A questi italiani dobbiamo dire che possiamo farcela grazie a loro...». Insomma un «manifesto» di umanità ed impegno civile.

Il professor Calò, raggiunto al telefono dal vostro cronista, roteando il caleidoscopio dei ricordi ha affermato «Il mio rapporto con la città di Barletta è meraviglioso e pensi al mio stupore quando ho scoperto a Treviso che anche il nonno di mia moglie era di Barletta. Fino ai 16 anni con la mia famiglia venivamo a fare sempre le vacanze dalla famiglia di Armando Messina. Momenti indimenticabili come il ricordo di mia nonna Carmela e di tutta la famiglia». «A casa nostra si respira una meravigliosa aria di condivisione con i sei ragazzi che rimarranno fino a che non troveremo un lavoro per loro. Quando mangiamo, al momento della preghiera, viviamo un sublime momento di ecumenismo. Preghiamo per tutti coloro che soffrono. I ragazzi hanno un profondo senso della gratitudine e del rispetto. La loro presenza ci invita a riscoprire tanti valori umani».

Il complimento più bello? «Quello dei miei alunni che mi hanno detto che la meraviglia di tanti per loro è pura normalità».

Grande gioia, ha espresso da Facebook il giudice Francesco Messina, per «l’altissima onorificenza per meriti civili ottenuta da mio cugino Antonio».

Sarebbe bello organizzare un incontro a Barletta sul valore dell’accoglienza con il professor Calò e il cardinale e presidente della Caritas Francesco Montenegro, anch’egli barlettano purosangue, che ospitò papa Francesco a Lampedusa in occasione del suo primo viaggio. Chi si fa promotore?

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