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PAOLO PINNELLI
CANOSA -Qualcuno ha sbagliato a settembre dello scorso anno al Policlinico «San Marco» di Osio Sotto, in provincia di Bergamo, causando la morte della canosina Anna Di Sibio dopo un intervento di «sleeve gastrectomy», cioè di riduzione dello stomaco, allo scopo di curare l’obesità. Qualcuno ha sottovalutato la condizione di «ingresso» della paziente, colpita da infarto letale nella notte dopo l’intervento, mentre si trovava nel suo letto del reparto di chirurgia dell’ospedale, e non - come avrebbe dovuto - in quello del reparto di rianimazione.

È quanto sostiene il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, Maria Esposito, che, dopo il decesso, ha accolto la denuncia dei familiari di Anna Di Sibio e ha completato le indagini con la richiesta di rinvio a giudizio per quattro medici del policlinico «San Marco» di Osio Sotto. Si tratta di Francesca Ciccarese, 39 anni, medico chirurgo originaria di Galatina, e i tre anestesisti Talal Soufan, 61enne di origini giordane, Giovanni Carlo Di Mauro, 58enne di Palazzolo Acreide, e il 60enne Roberto Ferani, di Treviglio. Per tutti l’accusa è pesantissima: omicidio colposo in «cooperazione», in pratica in concorso. Il gip del tribunale di Bergamo, Battista Palestra ha fissato l'udienza preliminare per il prossimo 18 novembre.La storia Anna Di Sibio, canosina, 47 anni, era persona ben nota in città - e non solo: da un decennio aveva speso il suo impegno come ideatrice e presidente del Comitato Presepe Vivente, un evento che richiama migliaia di visitatori ogni anno. Per il suo stato di salute sempre più precario, aveva scelto di affrontare un intervento chirurgico per ridurre le difficoltà crescenti dovute alla sua obesità, rivolgendosi al centro di «Alta specializzazione» dell’ospedale di Osio Sotto, in provincia di Bergamo. L’intervento viene effettuato il 17 settembre del 2014; apparentemente l’intervento è riuscito ma all’indomani mattina Anna Di Sibio viene trovata senza vita nel suo letto, stroncata da un infarto.Una tragedia a cui i familiari di Di Sibio hanno reagito con grande compostezza, senza cercare clamori ma senza tralasciare la necessità di pretendere «chiarezza» fino in fondo su eventuali responsabilità per quel decesso. Da qui la denuncia dei familiari, assistiti dall’avv. Giovanni Patruno del foro di Trani, e l’attesa della conclusione delle indagini, senza mai cercare colpevoli per forza nè rendere pubblica i loro dubbi, se non alla conclusione degli accertamenti da parte della magistratura.i presunti errori - Secondo quanto ricostruito nelle sue indagini dal pm Esposito nella richiesta di rinvio a giudizio, Ciccarese quale medico chirurgo capo equipe, Di Mauro, Soufan e Ferani, quali medici anestesisti, tutti in servizio presso il Policlinico San Marco di Osio Sotto, sarebbero colpevoli del decesso di Anna Di Sibio per un «duplice meccanismo fìsiopatologico interdipendente e sinergico», insomma una doppia coincidenza di fattori, non però casuale: da un lato una preesistente cardiopatia dilatativa «di grado severo comportante scompenso congestizio, di per sé sufficiente a produrre la morte»; dall'altro «la insufficienza respiratoria acuta legata ad un episodio di apnea e/o ipoventilazione polmonare dovuta a cause multiple».Il pm entra nel merito: «La colpa», scrive, sarebbe «consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia, nonché in violazione dei dettami della scienza medica e delle linee guida internazionali correnti». Nel mirino, la fase pre-operatoria, durante la quale si «omettevano esami diagnostici più approfonditi, quale un'ecocardiografìa o un elettrocardiogramma da sforzo, o qualsiasi tipo di indagine di approfondimento» aggiungendo che «sulla base della classificazione ASA, attribuivano allo stato fisico della paziente il punteggio 2 (corrispondente ad una modesta alterazione dello stato fisico e, in caso di obesi, alla "mild obesity"), laddove sarebbe stato maggiormente appropriato un punteggio 3».

Ma non solo: secondo il pm Esposito, i medici Ciccarese e Soufan «omettevano di programmare e predisporre un adeguato e necessario monitoraggio intensivo post-operatorio, in modo da poter affrontare i concreti rischi - in particolare di depressione respiratoria - connessi alla tipologia del paziente (grande obeso) e al tipo di procedura chirurgica (intervento bariatrico)».

Insomma Anna Di Sibio, nel policlinico bergamasco «San Marco» di Osio Sotto non sarebbe stata «ben curata e seguita» dai sanitari nella fase preparatoria all’intervento, nè nella fase pre-operatoria, e nemmeno in quella post-operatoria, lasciata sola senza monitoraggio continuo, dopo l’intervento, in un reparto che non avrebbe potuto aiutarla privo di attrezzature necessarie in caso di una crisi post operatoria, che poteva essere letale - come è stata - e che, praticamente, era prevedibile, quasi inevitabile.

Il prossimo 18 novembre il gip deciderà se quanto ricostruito dal pm Maria Esposito porterà a giudizio i quattro medici del policlinico di Osio Sotto che, quel settembre 2014, avrebbero dovuto curare Anna Di Sibio.

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