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CANOSA - Gli investigatori non hanno dubbi: Giuseppe Vassalli, 26 anni, svanito nel nulla dal 18 agosto scorso, è stato ucciso probabilmente per uno sgarro alla malavita locale, con cui aveva stretto rapporti da qualche tempo.Dopo una prima fase di ricerche, gli uomini del commissariato di Canosa, diretti dal vicequestore aggiunto Santina Mennea, hanno di fatto concretizzato che si trattava di un caso di «lupara bianca». Soprattutto perchè Giuseppe Vassalli, che aveva subito il trapianto di fegato alcuni anni fa, aveva necessità di farmaci particolari «salvavita». Farmaci che, quando è sparito, non ha portato con sè.

Il ventiseienne incensurato - ma ritenuto dalle forze dell’ordine vicino al mondo dello spaccio - è sparito da Canosa due settimane fa. La sua auto è state ritrovata il giorno dopo in zona Locone, sulla strada che porta al «ponte del Diavolo», nell’agro di Minervino. L’auto, bruciata, non ha fornito altri indizi se non la quasi certezza che quella scomparsa difficilmente era stata volontaria.

Il telefonino del giovane non si trova ed è spento dal giorno della sua scomparsa, spento definitivamente forse alla periferia della città. I poliziotti da qualche giorno cercano quindi non più una persona in vita ma un cadavere: per questo da ieri sono al lavoro anche i cani molecolari del Nucleo di Palermo, specializzati nella ricerca di resti umani.

La zona che viene maggiormente battuta è quella del ritrovamento dell’auto e la vicina zona della diga del Locone, ma non si esclude il controllo di altre zone, soprattutto quelle vicine alle strade provinciali dell’agro di Loconia e la statale 93.

Se le speranze di trovare in vita Vassalli sono quasi nulle, poche sono anche le probabilità di trovare il suo corpo. Così come accaduto per Sabino D’Ambra, scomparso nel 2010, e prima ancora, nel 2003, per Sabino Sasso e Alessandro Sorrenti. Di tutti non s’è più mai più trovata traccia.

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