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Bcc Canosa, nuova bufera ispezione Bankitalia «Vada via il management»

Bcc Canosa, nuova bufera ispezione Bankitalia «Vada via il management»
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
CANOSA - La fusione ordinata entro novembre 2013 non è avvenuta, e nel frattempo - a dispetto dei tentativi del management - i fondamentali si sono ulteriormente aggravati. Una seconda ispezione di Bankitalia, il cui parere «in prevalenza sfavorevole» è datato giugno 2015, mette nuovamente nel mirino la Bcc di Canosa e Loconia: fallita l’ipotesi di fusione con la Bcc di Castellana, alla piccola banca che opera a cavallo tra Puglia e Basilicata è giunto un ultimatum dai toni durissimi. Per salvarsi, anche dal commissariamento, la Bcc di Canosa deve farsi assorbire e gli amministratori che si sono succeduti negli ultimi 5 anni devono uscire di scena.Il 6 settembre l’assemblea dei soci (circa 2.200, un’altra anomalia rispetto ai 1.000 soci medi delle altre Bcc del territorio) della banca canosina sarà chiamata a eleggere un nuovo presidente dopo l’addio di Enzo Princigalli, che si è dimesso a marzo a seguito della bocciatura del suo progetto di fusione con Castellana.

In quell’occasione, bisognerà decidere cosa fare per tentare il salvataggio del piccolo istituto. Questo a oltre due anni dall’ispezione del 2013 che già aveva fatto suonare l’allarme. Nel frattempo, secondo Bankitalia, la Bcc di Canosa si è chiusa in se stessa: dei 166 milioni di impieghi, 77 sono in titoli di Stato. «Dalla fine del 2011 - scrivono gli ispettori nella nuova contestazione - il portafoglio prestiti evidenzia una contrazione del volume complessivo dei crediti a clientela (-16% nel triennio 2012-2014) e una contestuale crescita delle partite deteriorate (nel medesimo periodo oltre il 60%)». E soprattutto, la Bcc si è mossa sul mercato in maniera aggressiva ma poco coerente: «Ha registrato una crescita sostenuta della raccolta, realizzata tramite l’emissione di strumenti remunerati a tassi incoerenti con il rendimento medio dell’attivo, contribuendo a deprimere la capacità reddituale».

Il risultato è che i conti del 2014 hanno chiuso in positivo «solo per il rilevante contributo della negoziazione titoli (plusvalenze per 6,4 milioni, 60% del margine di intermediazione)», mentre le previsioni per il 2015 «sono negative per euro 120mila». Nel 2015, peraltro, si rifletterà il giro a sofferenza di posizioni per oltre 2,5 milioni, deliberato alla vigilia di Natale 2014, una decisione che gli ispettori di via Nazionale giudicano tardiva.

Ma l’accusa più pesante mossa al management, ed in particolare al direttore generale, è di aver nascosto ai soci e al consiglio d’amministrazione la reale situazione della banca. «L’informativa fornita dal Direttore agli Organi aziendali è risultata inficiata da inadeguate valutazioni prospettiche degli equilibri economici-patrimoniali dell’Azienda, che hanno concorso a una non chiara percezione della precaria situazione tecnica». In particolare, pesa il fatto che due filiali su quattro stiano operando in perdita. Tutto questo mentre continuano a essere carenti i controlli antiriciclaggio, ed è cresciuto il costo del personale: nuove assunzioni, «promozioni e assegni ad personam con maggiori oneri annui per complessivi euro 412mila, di cui euro 80mila relativi all’aumento del compenso corrisposto al direttore generale pur in presenza di una sovradimensionata compagine del personale e di una elevata incidenza dei costi operativi».

LA REPLICA DELLA BANCA: ACCUSE INGIUSTE - Le accuse contenute nel verbale ispettivo sono «ingiuste», perché non tengono conto degli sforzi fatti per raddrizzare una situazione che già dal 2010 era apparsa precaria. E che, soprattutto, non tengono conto della congiuntura economica negativa che si è scatenata nel 2013, proprio in coincidenza della prima ispezione. La Bcc di Canosa ha affidato a una lunga lettera la sua replica alle ultime contestazioni di Banca d’Italia.

Il succo del discorso è che, appunto, molto è stato fatto. Ma che si partiva da una situazione di grande difficoltà, che ha imposto di procedere a «una temporanea contrazione delle erogazioni»: la contrazione di redditività, dice la lettera, è dovuta soprattutto a questo più che alle politiche «di espansione della raccolta diretta». A giugno 2015, prosegue la relazione, gli impieghi lordi sono peraltro aumentati di 1,5 milioni rispetto ai 12 mesi precedenti. La Bcc contesta poi di aver fatto crescere i cosi del personale: grazie ad una serie di riduzioni del numero dei dipendenti, c’è stato - secondo la lettera - un risparmio di circa 159mila euro.  

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