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BARLETTA - «Terra dei fuochi» tra Barletta e Trani. Non passa fine settimana che dalla zona compresa tra le due città non si levano inquietanti colonne di fumo nerastro. Anche ieri mattina, verso le 11, chi si trovava sul molo di Levante del porto ha notato le colonne di fumo innalzarsi nei pressi della foce del canale «Ciappetta-Camaggio» (la località è «Falce del Viaggio») e tra i canneti di «Ariscianne». Purtroppo non si trattava di incendio di vegetazione (fenomeno altrettanto frequente con tutti i danni che comporta alla flora e alla fauna locale) in quanto il fumo nerastro indicava soprattutto che il fuoco stava divorando materie sintetiche o plastiche, molto probabilmente di attività legate al settore manifatturiero (calzaturifici e maglifici) che oltre a lavorare spesso in nero, si liberano altrettanto spesso dei loro residui della lavorazione in maniera altrettanto illegale: consegnando a persone senza scrupoli e prive di autorizzazione i rifiuti che, in seguito, vengono bruciati nelle zone più decentrate del territorio (Ariscianne, appunto, oppure all’interno dell’argine del fiume Ofanto).

Il fenomeno è di vecchia data e non si riesce a debellare. Va sottolineato inoltre che gli scaricatori ed inceneritori abusivi scelgono spesso quelle zone ecologicamente e naturalisticamente più sensibili che nelle convinzioni di molta gente non sono altro che una sorta di «terra di nessuno» in quanto considerate improduttive. Poco importa che, in seguito, tali sostanze tossiche entrano nel terreno e raggiungono il mare e da qui, attraverso pesci e molluschi vari, finiscono anche sulle tavole.
La pratica di liberarsi dei rifiuti (frequente soprattutto nei fine settimana, quando sembra che i controlli da parte delle forze dell’ordine siano meno frequenti) in questo modo barbaro è radicata sul territorio e non sono poche le zone dove sono state interrate grandi quantità di rifiuti inceneriti. Si tratta di vere e proprie discariche abusive che con il tempo emergono dal terreno come sta accadendo lungo la costa in località... «Belvedere». Qui, a poca distanza dallo stabilimento ormai dismesso della Cartiera, l’erosione marina sta riportando alla luce rifiuti di ogni genere: dai resti di attività edili ad ogni sorta di materiali difficili anche da identificare. [Pino Curci]

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