Domenica 21 Aprile 2019 | 18:38

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BARI – Altre due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Dda sono state eseguite questa mattina dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Bari nell’ambito delle indagini che lo scorso 2 febbraio portò all’arresto di nove persone che facevano parte di un gruppo dedito alle estorsioni agli imprenditori, in particolare ad un imprenditore edile di Bitonto (Bari).
Le persone arrestate oggi sono un sorvegliato speciale di 43 anni ed un imprenditore di 53, entrambi di Cassano delle Murge, di cui non sono stati resi noti i nomi. Entrambi dovranno rispondere di tentata estorsione in concorso. Il sorvegliato dovrà rispondere anche di violazione degli obblighi della misura a cui è sottoposto.

Le indagini che portarono agli arresti del 2 febbraio fecero emergere un grave contesto di intimidazione da parte della criminalità organizzata che non si limitava ad imporre il pizzo ma entrava nella gestione degli affari delle società per garantire il rispetto di accordi e pagamenti. Talvolta – secondo quanto emerso dalle indagini – erano gli stessi imprenditori a rivolgersi al gruppo criminale per risolvere problemi economici, finendo nella morsa del racket.
L'episodio in cui emerge il coinvolgimento di entrambi i due uomini arrestati oggi riguarda un imprenditore di Barletta il quale, per ottenere il pagamento di alcune fatture da parte di un collega barese, aveva preso contatti con i fratelli Nicola e Raffaele Anemolo, esponenti di spicco dell’omonimo gruppo criminale che opera nei quartieri baresi di Carrassi e Poggiofranco, finendo per diventare vittima del clan.

I primi approcci minacciosi, con intimidazioni rivolte anche a familiari, indussero la vittima a cercare un compromesso proponendo pagamenti rateali per estinguere un debito di circa 30.000 euro. Il cedimento della vittima non fece altro che aggravare la situazione, inducendo i malviventi ad aggiungere interessi e fantomatiche spese legali, raddoppiando la pretesa estorsiva. La situazione disperata convinse l’imprenditore taglieggiato a denunciare tutto ai carabinieri, uscendo finalmente dall’incubo.

Dopo l’arresto, come disposto dal provvedimento cautelare, il sorvegliato è stato associato al carcere del capoluogo barese, mentre l’imprenditore è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
 

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