Giovedì 18 Aprile 2019 | 18:32

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BARLETTA - La Asl Bt sfratta i donatori di sangue dalla gloriosa e storica sezione Avis-Associazione volontari italiani sangue, intitolata al fondatore «professor Ruggiero Lattanzio». Devono lasciare la loro sede nel vecchio ospedale «Umberto I». Si tratta dell'ennesimo torto al mondo del volontariato. La comunicazione, a firma del direttore generale Ottavio Narracci e di quello amministrativo Bernardo Capozzolo, ha creato non poco allarmismo e malcontento negli oltre tremila donatori barlettani e nelle loro famiglie.La decisione dei vertici della Asl sta già creando non poco malcontento. Un gesto che comprometterebbe in maniera molto grave la funzionalità di una associazione che da oltre 60 anni continua ad offrire esempi di civiltà e impegno e, tra l’altro, è indispensabile alle attività ospedaliere tenuto conto dell'apporto di sangue poi utilizzato per varie necessità.

I donatori di sangue non ci stanno e chiedono che sia tutelata la loro attività con rispetto e attenzione da parte di chi dirige e gestisce la Asl. Insomma vogliono rimanere dove sono.

I locali utilizzati da anni dai volontari della sezione Avis di Barletta, tra le più attive e importanti della Regione Puglia, sono un vero e proprio museo di storia del volontariato per quanto riguarda la donazione di sangue. Coppe, attestati di benemerenza, foto storiche anche di donatori di eccellenza come Pietro Mennea solo per citare piccoli esempi. Oltre alla presenza degli uffici di segreteria.

Alla presidente della sezione di Barletta, Rosaria Cuccorese, è stato chiesto di firmare un documento della Asl in cui si chiede di lasciare i locali in brevissimo tempo. La presidente Cuccorese è in procinto di convocare un consiglio direttivo straordinario al fine di poter decidere in merito al da farsi ascoltando anche la base dei donatori. Presumibilmente i lavori si terranno la settimana prossima o dopo il 2 Agosto giorno in cui sarà inaugurato il monumento ai donatori ubicato in viale Giannone che vedrà la partecipazione del presidente nazionale dell'Avis. Intanto alcuni donatori protestano per una decisione definita assurda è si appellano ai rappresentanti politici locali, provinciali e regionali «senza distinzione di colore» e di tutta la provincia.

«Non è affatto giusto ricevere questo trattamento da parte della Asl. Chiediamo al direttore generale Naracci di rivedere la decisione. Non si può procedere in questa maniera con chi è da sempre impegnato nella nobile azione della donazione di sangue - scrive Antonio con altri donatori -. Chiediamo al sindaco Cascella e all'interno Consiglio comunale di interessarsi alla vicenda con impegno e concretezza senza perdere tempo. Inoltre ci rivolga all'assessore alla Sanità regionale, il signor presidente Michele Emiliano, conoscendo la sua sensibilità e vicinanza al mondo dei donatori. Sin da ora lo invitiamo nella nostra sede a rendersi conto di quello di cui parliamo. Altresi chiediamo ai consiglieri regionali Caracciolo e Mennea congiuntamente a tutti gli altri della provincia Bat Marmo, Ventola, Santorsola, Di Bari e Zinni di seguire la vicenda con attenzione al fine di ristabilire i fatti senza creare ingiustizie. Crediamo che almeno su questo ci dovrebbe essere un fronte compatto senza divergenze partitiche. La sanità pubblica deve rispettare chi, senza interesse alcuno, si adopera con cuore e impegno. Del resto chiediamo solo di poter continuare a fare il nostro dovere di volontari. Ci aspettiamo che si possa trovare una soluzione nell'interesse di tutti».

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