Martedì 23 Aprile 2019 | 22:40

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di NICO AURORA

TRANI - A distanza di oltre un mese dai fatti che hanno portato all’atten - zione dell’opinione pubblica l’ormai famosa «cava dei veleni», in contrada Profico, fra le strade provinciali 13 e 168, Arpa Puglia non è stata ancora in grado di fornire i dati relativi a diossine e idrocarburi policiclici aromatici, annunciati entro un periodo di quindici giorni dalle rilevazioni effettuate in quei giorni, mentre la cava fumava.
Tali informazioni mancano ancora all’appello perché non dipenderebbero dai tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente, ma, di certo, la loro mancata comunicazione mantiene ancora viva la preoccupazione della comunità circa la qualità dell’aria respirata soprattutto per quelle cinque notti consecutive, mentre la cava vedeva bruciare al suo interno una considerevole parte di quell’enorme massa di rifiuti stoccata in quel buco, stimabili in almeno 25mila metri cubi.

Nel frattempo, dal sindaco Amedeo Bottaro si apprende che «le cave dismesse a Trani sono 37». Il dato gli è stato comunicato, in Prefettura, durante la recente riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ma adesso si deve andare oltre quel secco numero. «Infatti - spiega il sindaco – dobbiamo, monitorarle tutte per comprendere cosa contengano, se sono in protezione e chi siano i proprietari». Sulle proprietà, peraltro il rischio di trovarsi di fronte a tanti fantasmi è davvero molto elevato.

Le cave dismesse, nella maggior parte dei casi risulterebbero intestate a società ormai non più esistenti e, pertanto, il risarcimento del danno sarà difficile operarlo a meno che il Comune non aggredisca gli immobili e ne diventi a sua volta il proprietario. «Ma questo – riprende il sindaco - possiamo farlo soltanto dopo avere avuto dalla Regione Puglia i finanziamenti per la messa in sicurezza, per la quale noi non abbiamo soldi. Diversamente, il Comune di Trani non avrebbe alcun interesse a diventare proprietario di buchi che, a loro volta, potrebbero determinare problemi qualora contengano rifiuti e trasformare il Comune, da proprietario, in corresponsabile di eventuali danni all’ambiente ed alla salute».

Pertanto, il programma che il sindaco ha già provato a pianificare con la Regione, è che «dobbiamo innanzi tutto farci finanziare la bonifica della cava dei veleni e di altre che, eventualmente, contengano sostanze dannose e, soltanto dopo, entrarne in possesso perché, solo a quel punto, avremmo un interesse anche e soprattutto a partecipare noi, come Comune di Trani, ai bandi per la riconversione delle vecchie cave in luoghi di aggregazione, o puntare a loro ripristino per la trasformazione in parchi».
Intanto, tornando alla cava dei veleni, il sindaco ha fatto sapere che il sito fu oggetto di un’indagine della magistratura, condanne ed ordinanza di bonifica ai proprietari, mai attuata. Per questo motivo, a loro carico, è pendente un nuovo procedimento penale.

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