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di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Saverio Marcone è scomparso giovedì scorso. Non venerdì, dunque, data, invece, della denuncia sporta dai familiari ai Carabinieri. Il telefonino del 43enne tranese squillava a vuoto già intorno alle 11,30 di giovedì e cioè un paio d’ore dopo la sua ultima traccia. Quella del sistema di videosorveglianza di un esercizio commerciale di via Falcone che intorno alle 9,30 lo riprese allontanarsi dalla Lancia «Y 10» parcheggiata senza chiuderla a chiave, ma questa pare fosse un’abitudine del giostraio.I tabulati telefonici finiti nel fascicolo d’indagine del sostituto procuratore della Repubblica di Trani Giovanni Lucio Vaira raccontano che quando il telefono ha squillato per l’ultima volta si trovava a Capirro, zona prossima ma comunque non proprio vicina al luogo dove Marcone è stato immortalato per l’ultima volta. Squilli andati a vuoto, perché a quella telefonata Marcone non ha risposto. Né poi il cellulare ha dato più segnale. Dunque il buco nero della scomparsa del tranese, dal passato noto alle Forze dell’Ordine per spaccio di sostanze stupefacenti, ha una forbice di due ore.

E’ lì la chiave del giallo, che col passare delle ore spinge più verso il pessimismo - un omicidio che potrebbe avere anche i connotati della lupara bianca – che verso l’ottimismo di questi casi e cioè l’ipotesi di allontanamento volontario. A prescindere dal fatto che i familiari, che lo piangono, non hanno raccontato di idee di evasione di Marcone, c’è un ulteriore elemento a spingere per la prima ipotesi. E questa volta viene dalla condotta degli inquirenti: a tutt’oggi, infatti, non è stata diffusa una foto dello scomparso, nonostante la Prefettura abbia attivato il cosiddetto protocollo per le persone scomparse, che prevede apposite battute e modalità di ricerca.

In quest’ottica suona, perciò, molto strano che i media non abbiano ricevuto una foto dell’uomo scomparso ormai da otto giorni. Soprattutto grazie ai tabulati telefonici, gli inquirenti hanno puntualmente ricostruito gli ultimi movimenti tracciabili di Marcone e dunque soprattutto i contatti avuti. Il buco nero inizia dopo quelle ultime immagini, le quali, secondo indiscrezioni non confermate ma nemmeno smentite, riprenderebbero l’uomo allontanarsi dall’auto e subito dopo parlare con una persona che non si vedrebbe in volto ma che comunque sarebbe riconoscibile dal tatuaggio su un polpaccio. Fonti investigative ritengono che Marcone non si sia allontanato da Trani: sensazione che induce al pessimismo sulla sua sorte sebbene, ovviamente, si speri l’esatto contrario. E così s’indaga su qualche losco e pericoloso giro in cui possa ultimamente esser finito il 43enne, che - non lo si esclude affatto in ambienti investigativi - potrebbe esser stato vittima di un regolamento di conti.

Grave a tal punto da portare alla scomparsa e non allo “ordinario” atto dimostrativo ed intimidatorio. Perciò il pubblico ministero Vaira, nonostante freschissimo d’incarico alla Procura tranese, già conosce, ad esempio, il delitto di “Geppetto”, all’anagrafe Francesco Ferrante, ucciso a Trani il 16 Gennaio, all’ora di punta della sera nella centrale via Palestro, con un colpo di fucile esploso a bruciapelo da un sicario poi salito a bordo di una Panda rubata condotta da un complice: al momento entrambi impuniti. Per non lasciare nulla d’intentato il pm Vaira cerca anche possibili collegamenti con recenti fatti malavitosi. Ma scenari comuni all’omicidio Ferrante non sembrano esser emersi. Lo si deduce dal fatto che, diversamente, il fascicolo sulla scomparsa di Marcone sarebbe stato trasmesso per connessione e competenza alla Procura Distrettuale Antimafia di Bari dove il pubblico ministero Giuseppe Maralfa (ex pm proprio all’ufficio inquirente di Trani) sta indagando per risalire al moventi e ai sicari del delitto Ferrante. E così si continua a cercare (nella tarda mattinata di ieri Vaira ha avuto un vertice anche con la Polizia) nella speranza che da quel buco nero inizi a diradarsi un elemento che porti luce sulla misteriosa scomparsa di Marcone.

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