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di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - «Non c’è nessun metodo mirato ai maltrattamenti; le immagini vanno riviste; le frasi lette nel loro complessivo contesto e gran parte della classe è dalla parte della maestra arrestata». In un’ora e mezzo d’interrogatorio di garanzia, è stata questa la linea assunta dalla difesa di Filomena Cusmai, la 53enne insegnante prevalente della scuola elementare andriese «Paolo Borsellino» finita agli arresti domiciliari venerdì scorso per presunti maltrattamenti (schiaffi, intimidazioni e umiliazioni) ai suoi allievi.

Dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani Maria Grazia Caserta ed al pm Simona Merra (titolare del fascicolo d’indagine originato dalla denuncia dei genitori di un allievo trasferitosi in un’altra scuola proprio per le intemperanze dell’insegnante) la Cusmai ha respinto gli addebiti e fornito la propria chiave di lettura dei fatti contestati, paventando, peraltro, una circostanza che, se fosse accertata, sarebbe singolare ed imbarazzante. E cioè che le immagini registrate in classe da una telecamera nascosta dalla Polizia e poi diffuse ai media non sarebbero a velocità normale ma accelerate. Un profilo su cui la difesa, affidata all’avvocato Carmine Di Paola, vuol vederci chiaro acquisendo copia del supporto informatico dal fascicolo d’indagine. Immagini che proprio perché (eventualmente) accelerate rappresenterebbero una veemenza che a velocità normale non sussisterebbe. La maestra non ha contestato le condotte riprese ma la loro intensità: se fosse come sostiene l’insegnante, un buffetto a velocità accelerata diventerebbe uno scappellotto e così via. Il diniego della Procura alla remissione in libertà chiesta dalla difesa si basa sull’esigenza di effettuare ulteriori riscontri con una serie d’interrogatori, evitando dunque il rischio che la maestra possa «avvicinare» le persone informate sui fatti. Tra queste ultime c’è certamente l’insegnante di sostegno cui era affidata la cura di un allievo affetto da un disturbo «pervasivo dello sviluppo».

Il suo nome è citato nell’ordinanza di custodia cautelare, ma l’insegnante di sostegno, a quanto pare, non è stata interrogata. Né, ad oggi, risulta indagata: la maestra Cusmai non avrebbe risparmiato nemmeno quell’alunno dai supposti maltrattamenti.

Sono le stesse immagini diffuse a mostrare la presenza in aula di un’altra persona adulta di sesso femminile.

La Cusmai ha, dunque, contestato la sussistenza di un preciso e costante metodo basato su vessazioni; ha negato la veemenza delle condotte, ritenute isolate piuttosto che metodiche; ha affermato di non aver mai avuto intenzione di maltrattare la scolaresca; ha sostenuto, inoltre, che la fraseologia estrapolata dalle intercettazioni e posta a base dell’ordinanza custodiale non dev’esser letta isolatamente ma nell’integrale contesto. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbero stati i genitori di alcuni bambini a chiederle il polso fermo (non si sa però con riferimento a quali metodi) per vincere le vivacità e le disattenzioni dei figli. È forse anche per questo che a termine dell’interrogatorio l’avvocato Di Paola ha affermato: «Gran parte della classe è con la maestra: questo è un fatto eloquente e da non sottovalutare».

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