Giovedì 18 Aprile 2019 | 15:26

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di Nico Aurora

TRANI -  L’immagine che, probabilmente, resterà più impressa a poche ore dal rogo che ha distrutto gran parte delle attrezzature del ristorante «La capannina», in via Martiri di Palermo, in zona Capirro, sono i volti persi nel vuoto del titolare, Vincenzo Spizzico, e dei suoi due dipendenti che, adesso, rischiano anche il posto di lavoro. Infatti, oltre l’ingente danno materiale, vi è soprattutto quello economico a breve, media e lunga scadenza, ma anche morale e sociale, con riferimento a chi, in quel locale ha investito soldi, tempo e sacrifici da una parte e, dall’altra ci lavora e mantiene famiglie.E poi le immagini della devastazione, di un rogo di ampia portata ed inquietante scenario perché, proprio il titolare, non ha mancato di affermare che sembra si tratti di incendio doloso. «Il fuoco è stato appiccato sicuramente da ignoti - ha affermato Spizzico -, che avevano già provato invano, la settimana scorsa, un’azione analoga. Questa volta, purtroppo, ci sono riusciti».

Sembrerebbe che qualcuno si sia introdotto dall’esterno, in piena notte, con il locale ormai chiuso e, quindi, approfittando dell’oscurità, non visto, ed abbia cosparso di benzina l’area prossima al gazebo appiccando poi il rogo. Le fiamme hanno presto divorato l’intera struttura e, per fortuna, hanno solo lambito quella in muratura della villa con le relative attrezzature. Ma il gazebo è interamente distrutto, altro materiale danneggiato e la conta dei danni, al momento, impossibile.

I vigili del fuoco hanno lavorato ininterrottamente, per quasi tre ore, mentre sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della Compagnia di Trani, cui spetteranno le non facili indagini circa le responsabilità del gesto che, peraltro, non è stato accompagnato da richieste estorsive o messaggi minatori, sempre secondo quanto riferito dal gestore dell’attività. Di certo, il fatto che nel giro di una settimana vi fosse stato prima un tentativo di incendio e poi, l’altra notte, quello andato a segno, fa capire che il locale era ormai diventato il bersaglio di un’azione criminosa premeditata.

Le conseguenze, come dicevamo, paiono in questo momento drammatiche, anche e soprattutto dal punto di vista morale e sociale per l’attività e per chi ci opera, giacché è a rischio il posto di lavoro di due persone e, soprattutto, salta l’intera programmazione estiva. Peraltro, erano già in corso banchetti di prima comunione, erano stati programmati eventi e feste e tutto questo, adesso, sarà irrimediabilmente cancellato, mettendo in ginocchio l’attività e, soprattutto, l’operosità di chi non ha mai lesinato sacrifici e dato l’anima, finora, per portare avanti un investimento che, purtroppo, è andato in fumo in una sola notte. Adesso, tutto dipenderà soltanto dalla voglia e forza che avrà il titolare di riprendere, i cittadini di dargli una mano, le istituzioni di stargli vicino.

E nella mentre tornano anche le immagini della notte tra sabato e domenica, in cui è andata distrutta dalle fiamme la giostra sul lungomare Chiarelli, ma anche tutte quelle autovetture che periodicamente prendono fuoco la notte, e non si può pensare solo per autocombustione.

Senza dimenticare, poi, che l’incendio di via Martiri di Palermo diventa il secondo, per portata distruttiva e conseguenze, dopo quello che, il 15 settembre 2013, riguardò lo showroom del legno di proprietà dell’ex consigliere comunale Nicola Damascelli: in quel caso, però, sarebbero poi emersi anche possibili intrecci con la politica, che hanno determinato misure cautelari a carico della stessa vittima del rogo.

Qui, invece, le cause vanno ricercate sicuramente altrove, ma rabbia, preoccupazione e sdegno sono altrettanto vivi in una città che, proprio mentre si prepara a rinnovare in buona parte la sua classe politica, sembra ripiombare nuovamente in un passato che credeva di avere cancellato.

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