Lunedì 27 Maggio 2019 | 13:02

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La Litoranea di Ripalta ridotta ad una discarica

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di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE - Quintali di legname, di plastica e cordame “restituiti” dal mare, reti metalliche abbandonate di un cantiere inesistente, muri a secco che crollano. Tutto questo, purtroppo, si registra sulla litoranea di Ripalta, che con le sue grotte è uno dei luoghi naturalistici più importanti della costa adriatica pugliese.
Rifiuti che si accumulano sulla spiaggia e che nessuno rimuove, antichi muri caratteristici del paesaggio che nessuno ordina di ripristinare come prevede la legge. Anche perché costituiscono un pericolo per l’incolumità pubblica. Ne va di mezzo, in questo “teatro” di desolante degrado, anche la pista ciclabile ormai impraticabile.

Eppure la zona di Ripalta è stata candidata a diventare area di riserva marina protetta. Da parte del Ministero dell’Ambiente c’è stato un primo riconoscimento, ma senza previsione di fondi. I necessari interventi di salvaguardia, di bonifica (si attende anche la rimozione delle inferriate contorte ed arrugginite che deturpano alcune grotte da vent’anni), tardano ad essere adottati. Ritardi che si ripercuotono sulla debole immagine turistica di Bisceglie, che non favoriscono una valorizzazione della litoranea di levante. Si consideri, per esempio, che pure la viabilità a Ripalta non è disciplinata, in quanto la carreggiata è appena sufficiente per circolare ad una direzione di marcia e non a doppio senso che crea non pochi disagi.

A pochi metri da Ripalta è lasciato alla sua lenta agonia il pittoresco porticciolo del Pantano. Luoghi, che già da molti anni, avrebbero meritato investimenti e progetti di recupero. Non inutili feste politiche. Di sera poi, non essendovi l’illuminazione pubblica, diventano luoghi irraggiungibili e spesso appetibili per le attività illecite. In questi giorni con un analogo scenario di spiagge stracolme di legname e detriti si presentano le vicine spiagge del Pretore e del Macello.

A Bisceglie ogni anno, in tema di pulizia, si ripete la stessa e solita storia: si dimentica che già dai primi di maggio inizia la stagione balneare. Ma non si è mai pronti per la stagione calda, che potrebbe attirare, fuori dai classici periodi di luglio e agosto, un gran numero di presenze forestiere e creare quelle opportunità di lavoro che mancano. Una “car ta” vincente poteva essere proprio la litoranea di levante, che invece a breve diventerà come sempre terra di orrende baracche di plastica (nonostante l’apposito regolamento sui chioschi ha stabilito altro), di “gare” di sorseggio di birra e bivacco con incredibile occupazione stradale. Nulla a che vedere, insomma, col “sogno” di un turismo di qualità, prepotentemente dichiarato in tutte le campagne elettorali.

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