Giovedì 18 Aprile 2019 | 14:16

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BARI - La sua storia, quella delle «protesi fetenti», ha fatto il giro d’Italia: nel 2002 lo ascoltarono parlare al telefono con Gianpaolo Tarantini, cui chiedeva di non mandargli «lo stelo fetente». Parole che anni dopo ad Alessandro Canfora costarono il posto di primario ortopedico a Barletta. Ora il medico, ormai in pensione, per quelle protesi è stato condannato dalla Corte dei Conti: dovrà risarcire la Asl Bat con circa 18mila euro più rivalutazione. La sentenza (presidente Vittorio Raeli) è stata depositata pochi giorni fa.

Al medico, il vice-procuratore Carmela De Gennaro chiedeva di restituire i 117mila euro di troppo che avrebbe fatto spendere alla Asl, ordinando le protesi direttamente dalle aziende a costi superiori rispetto a quelli dei listini approvati. Solo dalle aziende di Tarantini, Canfora avrebbe effettuato fino al 2008 ordini per circa 1 milione. In totale, a seguito delle protesi comprate in autonomia da Canfora la Asl Bat ha speso circa 2 milioni di euro: l’allora direttore generale nominò una commissione interna, secondo cui quegli ordini erano costati appunto 117mila euro in più rispetto ai listini approvati.

Al termine di un processo durato due anni, i giudici contabili hanno stabilito che effettivamente Canfora ha ordinato «direttamente da ditte di propria fiducia le protesi da impiantare». Tuttavia, a seguito di una consulenza tecnica, hanno ridimensionato il numero e il valore delle protesi che hanno causato un’agg ravio di spesa per la Asl. La Corte dei Conti ha tuttavia chiarito anche che non è in discussione la qualità degli interventi effettuati dall’allora primario, la cui difesa ha sottolineato proprio che nessuno si è mai lamentato delle protesi impiantate: la vicenda era ormai passata in archivio, anche perché il processo penale non ha portato ad alcuna condanna.

L’inchiesta era nata nel 2001, quando in una indagine sui clan mafiosi di Barletta (condotta dall’allora pm Michele Emiliano) venne captato un riferimento a «tal Gianpaolo». Finì sotto intercettazione il dottor Canfora, che viene ascoltato parlare con l’allora giovane imprenditore: «Non mi puoi mandare lo stelo fetente, questa è la mamma dell' ingegnere ha 72 anni». «No, quella fetente non te la mando domani, non ti mando proprio quella fetente» gli risponde Tarantini. «No, non la mandare, perché oltretutto è la mamma dell' ingegnere del comune, sta male che facciamo una cacata». L’ipotesi dell’indagine penale era che Canfora avesse comprato dalle aziende da Tarantini perché aveva ottenuto in cambio regali e favori, ma non è mai stata verificata: il processo si è chiuso nel 2010 con la prescrizione. [m.sc.]

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