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Processo Standard & Poor's Consumatori sì parti civili Padoan: valuteremo danni in sede civile

TRANI – Al processo per manipolazione del mercato a sei tra manager e analisti delle società di rating Standard & Poor's e Fitch, il Tribunale di Trani ha ammesso come parte civile le associazione dei consumatori (Adusbef e Adusbef Puglia, Acu e Federconsumatori) e 13 risparmiatori che ne avevano fatto richiesta. Restano persone offese Bankitalia e Consob, che hanno deciso di non costituirsi. Fuori dal processo il ministero dell’Economia che ha deciso di non costituirsi nè parte civile nè persona offesa
Difesa S&P: Trani è incompetente
Processo Standard & Poor's Consumatori sì parti civili Padoan: valuteremo danni in sede civile
TRANI – Al processo per manipolazione del mercato a sei tra manager e analisti delle società di rating Standard & Poor's e Fitch, il Tribunale di Trani ha ammesso come parte civile le associazione dei consumatori (Adusbef e Adusbef Puglia, Acu e Federconsumatori) e 13 risparmiatori che ne avevano fatto richiesta. Restano persone offese Bankitalia e Consob, che hanno deciso di non costituirsi parte civile e potranno solo partecipare alle udienze, mentre resta fuori dal processo il ministero dell’Economia che ha deciso di non costituirsi nè parte civile nè persona offesa.

La decisione del Mef suscita da settimane accese polemiche politiche, soprattutto dopo il deposito di nuovi atti da parte della pubblica accusa a cui risulta che il Mef, dopo il declassamento del rating deciso da S&P nel 2011, pagò a Morgan Stanley 2,5 miliardi di euro così come era previsto da una clausola del contratto di finanziamento della banca d’affari statunitense. Poichè Morgan Stanley è tra gli azionisti di Mc Graw Hill, il colosso che controlla Standard & Poor's, secondo la procura il pagamento rappresenta un "forte elemento indiziario" a carico di S&P.

Dopo aver letto l’ordinanza di ammissione delle parti civili, il Tribunale di Trani ha aperto la discussione sulle numerose eccezioni preliminari annunciate dalle difese che dovrebbero riguardare la spinosa questione della competenza territoriale e la giurisdizione italiana. Una volta che il Tribunale si sarà pronunciato sulle questioni preliminari, deciderà se ammettere i mezzi di prova, a cominciare dai testimoni citati dal pm Michele Ruggiero che chiede che depongano anche il governatore della Bce, Mario Draghi, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, i due ex premier Romano Prodi e Mario Monti e altri nomi noti del mondo dell’economia e della politica come l’ex ministro Giulio Tremonti e il presidente della Consob Giuseppe Vegas.

L'inchiesta riguarda il declassamento di due gradini del rating dell’Italia (da A a BBB+) che le agenzie di rating decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l’accusa, avrebbe provocato "una destabilizzazione dell’immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell’Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali», un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell’euro.

I processi, nei quali sono imputate anche le società S&P e Fitch, sono due e disgiunti: sono fissati nello stesso giorno, ma vengono discussi l’uno dopo l'altro perchè fanno riferimento a contestazioni differenti. Per Standard & Poor's sono 5 gli imputati: Deven Sharma, ex presidente mondiale di S&P Financial Service; Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa-Londra, e gli analisti del debito sovrano: Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Manager e analisti di S&P sono accusati di aver fornito "intenzionalmente" ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano, "per disincentivare – secondo l’accusa - l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore".

L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A a BBB+). Per Fitch è imputato David Michael Willmoth Riley, capo rating sovrano della sede di Londra, accusato di aver rilanciato - dal 10 al 18 gennaio 2012 – "indebiti annunci preventivi di imminente declassamento" dell’Italia, mai decretato ufficialmente dall’agenzia Fitch fino al 27 gennaio 2012, "così divulgando a mercati aperti informazioni che dovevano restare riservate, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari".

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