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Appalti e tangenti Gli indagati negano davanti al Gip

di ANTONELLO NORSCIA
TRANI - L’incontro c’è stato. Ma per la difesa non è andato come ipotizzato dalla Procura. Nel suo interrogatorio di garanzia, l’ex consigliere comunale tranese Maurizio Musci ha prospettato una versione contrapposta sulla presunta tangente per la gara d’appalto relativa alla vigilanza degli immobili comunali: uno dei fatti a base dell’ordinanza di custodia cautelare che sabato ha portato a 6 arresti per il cosiddetto «Sistema Trani»
Appalti e tangenti Gli indagati negano davanti al Gip
di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - L’incontro c’è stato. Ma per la difesa non è andato come ipotizzato dalla Procura. Nel suo interrogatorio di garanzia, l’ex consigliere comunale tranese Maurizio Musci ha prospettato una versione contrapposta sulla presunta tangente per la gara d’appalto relativa alla vigilanza degli immobili comunali: uno dei fatti a base dell’ordinanza di custodia cautelare che sabato ha portato a 6 arresti per il cosiddetto «Sistema Trani».
Ieri pomeriggio, al gip del Tribunale di Trani Francesco Messina e al pm Michele Ruggiero che ha coordinato l’inchiesta della Digos di Bari, Musci ha raccontato che, in quell’incontro, Vincenzo Giachetti, presidente della Vigilanza tranese, che sino ad allora aveva svolto il servizio in regime di proroga, gli disse d’aver saputo da una terza persona che la gara era in vendita a colpi di mazzette. Giachetti, secondo Musci, gli avrebbe dunque chiesto a chi si sarebbe dovuto rivolgere per capire se e quanto pagare. A fronte di quelle parole Musci, difeso dall’avv.Mario Malcangi, avrebbe detto a Giachetti di non saper nulla in merito, rispedendolo fermamente al mittente e dunque alla persona che gli aveva narrato la necessità del «foraggio».

In pratica, secondo la linea difensiva, quella di Giachetti sarebbe stata un’istigazione alla corruzione. Versione che il pm ha definito «non esser né in cielo, né in terra». Ruggiero ha, invece, ritenuto avere «una dignità razionale, che però non mi convince», la difesa dell’ex vicesindaco Giuseppe Di Marzio.
Assistito dall’avv. Domenico Di Terlizzi, ha negato di aver avuto qualsiasi ruolo nella presunta tangente chiesta da Musci, nell’ordinanza custodiale definito il «suo braccio destro politico». Sulla posizione dell’ex vicesindaco hanno pesato le dichiarazioni rese nel corso delle indagini dal consigliere comunale Beppe Corrado, eletto nelle liste del Pdl come Di Marzio e Musci ma poi messosi di traverso rispetto alla maggioranza.

La difesa ha già nella propria faretra esiti d’indagini difensive che per il momento non scopre. Nel corso dell’inter rogatorio anche Di Marzio ha respinto ogni addebito. All’esito degli interrogatori le difese hanno chiesto la concessione degli arresti domiciliari. Per entrambe le posizioni il pm ha espresso parere negativo. Il gip potrebbe pronunciarsi a conclusione delle audizioni di tutti gli indagati finiti in carcere.
Stamattina sono fissati gli interrogatori del consigliere comunale Nico Damascelli e dell’ex presidente Amiu Antonello Ruggiero. Sabato, invece, sarà la volta del sindaco Gigi Riserbato e del funzionario dell’ufficio appalti del Comune Edoardo Savoiardo, agli arresti domiciliari. È attesa tra qualche giorno, inoltre, la decisione del gip su 4 richieste di interdizione dai pubblici uffici. Ieri si sono conclusi gli interrogatori di garanzia propedeutici alla decisione di Messina su Elsa Coppola, Janko Tedeschi, Claudio Laricchia, membri della commissione di gara per l’aggiudicazione dell’appalto sulla vigilanza degli immobili comunali, e Pasquale Mazzone, ex segretario generale del Comune.

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