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di LUCA DE CEGLIA
BARLETTA - Un “esercito” di tartarughe spiaggiate e decedute. Sono state ben 69 le carcasse di “Caretta caretta” rinvenute nel 2014 sul tratto costiero che si estende per circa 40 chilometri da Molfetta a Bisceglie, Barletta, Trani e Margherita di Savoia. Altri 42 esemplari del rettile che ormai popola l’Adriatico sono stati salvati e rimessi in libertà
Ecatombe in mare di tartarughe e delfini
di LUCA DE CEGLIA

BARLETTA - Un “esercito” di tartarughe spiaggiate e decedute. Sono state ben 69 le carcasse di “Caretta caretta” rinvenute nel 2014 sul tratto costiero che si estende per circa 40 chilometri da Molfetta a Bisceglie, Barletta, Trani e Margherita di Savoia. Altri 42 esemplari del rettile che ormai popola l’Adriatico sono stati salvati e rimessi in libertà dopo le cure presso il Centro di Recupero tartarughe marine di Molfetta. Non c’è stato purtroppo nulla da fare per 8 delfini. «I decessi sono certamente avvenuti per mano dell’uomo come testimoniano le lesioni macroscopiche sulle carcasse, per esempio il prolasso cloacale che é quasi certamente riconducibile all’annegamento - spiega Pasquale Salvemini del Wwf-Fondo mondiale per la natura e responsabile del Centro - le tartarughe pescate con le reti a strascico dovrebbero essere portate a bordo e monitorate ed essere consegnate ai Centri di recupero, rimettere le tartarughe in mare subito dopo lo strascico significa condannarle a morte».

Molti esemplari restano privi di vita in mare anche per diversi mesi e vengono riportati a riva dalle mareggiate, in avanzato stato di decomposizione, pertanto su di esse non è possibile effettuare le necroscopie che svelerebbero le eventuali altre cause del decesso. A rendere ancor più nero il bilancio è proprio l’età delle tartarughe spiaggiate.
«La maggior parte sono tartarughe adulte e quindi pronte alla riproduzione e per lo più di sesso femminile, questa età è difficile da raggiungere perché le tartarughe sin da piccole sono alla mercè di diversi pericoli sia naturali che antropici, basti pensare che delle oltre cento uova schiuse per ogni deposizione poche sono quelle (inferiori al dieci per cento) che riescono a raggiungere l’età adulta che tante volte viene interrotta per mano dell’uomo», aggiunge l’esper to Salvemini.

Il Centro di Recupero tartarughe marine rientra nel programma “Netcet” f inalizzato non solo alla ricerca su cetacei e tartarughe ma anche nella sensibilizzazione verso questi animali, ad effettuare i rilievi metrici sulle tartarughe spiaggiate, a lavorare ad un progetto di studio genetico mediante prelievi bioptici sulle carcasse, effettuando la necroscopia quando le condizioni della carcassa lo consentono. «L'opera di sensibilizzazione ha portato i primi benefici – dice Salvemini - cresce infatti il numero dei pescatori che si stanno impegnando nella tutela di questi animali come gli equipaggi di Bisceglie del motopeschereccio “Nuova Giovanna” di Michele Monopoli e Pietro Dell’Olio, da molti anni protagonisti nella salvaguardia di questi animali, e del motopeschereccio “Ar - gonauta” di Andrea e Domenico Napoletano che hanno già salvato la vita a diversi esemplari di Caretta caretta».

Il recupero degli animali vivi è importante anche perché essi sono campanelli d’allarme sullo stato di salute del nostro mare. Nel periodo di per manenza presso il Centro di recupero sono stati raccolti campioni di micro e macroplastica defecati dalle tartarughe. Da tre necroscopie effettuate pochi giorni fa dal prof. Nicola Zizzo del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari su tre tartarughe decedute è risultato che sono morte per annegamento ed è stata riscontrata presenza nello stomaco e nell’intestino la presenza di anisakis.

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