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Estorsione in carcere arrestate la moglie e la sorella di un boss

TRANI - Una curiosa estorsione è stata scoperta dai carabinieri della Compagnia di Molfetta che hanno arrestato la moglie e la sorella di un boss di San Severo (Foggia), detenuto nel carcere di Trani. A portare alla luce la vicenda la denuncia della figlia di un uomo di 60 anni, compagno di cella del boss, minacciato di morte qualora non avesse fatto consegnare alle due donne 2.500 euro. ​Alla consegna, però, fissata al casello autostradale di Molfetta, si sono presentati i carabinieri
Estorsione in carcere arrestate la moglie e la sorella di un boss
MOLFETTA (Bari) – Il racket delle estorsioni non si ferma neppure dinanzi alle sbarre del carcere. E' accaduto a Trani dove un boss di San S. Severo (Foggia), Giuseppe Iacobazzi, di 35 anni, ha chiesto il pizzo da 2.500 euro ad un suo compagno di cella. Incaricate della riscossione, fuori delle mura del carcere, sua moglie e sua sorella che sono state però arrestate dai carabinieri poco dopo avere intascato i soldi dalla figlia dell’uomo.

La vittima dell’estorsione è un uomo di 60 anni che è in prigione per atti persecutori nei confronti della moglie e ha piccoli precedenti. Il suo compagno di cella è invece un personaggio di grosso calibro della malavita sanseverina. Si trova in carcere per reati vari, tra cui estorsioni e un tentativo di omicidio. Per convincere il suo compagno a pagare lo ha minacciato di morte. Intimorito, l’uomo alla fine ha ceduto e ha chiesto a sua figlia di occuparsi di reperire i soldi. Gli accordi su come e dove fare il versamento sono stati presi nei colloqui settimanali che i due carcerati avevano con le rispettive famiglie.

Le due donne incaricate della riscossione, Daniela Seccia, di 33 anni, moglie del boss, e la sorella Natalina Iacobazzi, di 31, hanno chiesto alla figlia dell’altro uomo di incontrarsi al casello di Molfetta dell’A14. Ma la figlia del sessantenne ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri. Così i militari sono andati nel luogo concordato per il pagamento e hanno registrato anche le conversazioni tra le tre donne. Da queste emerge che inutili sono stati i tentativi della vittima di ridurre la cifra da versare. I soldi, hanno tagliato corto le parenti del boss, dovevano servire a pagare l’avvocato difensore, quindi, non si potevano ridurre.

Non appena le donne hanno intascato il denaro, i militari sono intervenuti per arrestarle. Anche loro hanno già precedenti penali ed erano sottoposte alla misura dell’obbligo di firma. Ora sono in carcere con l’accusa di estorsione in concorso con il boss già in cella.
Su richiesta della procura di Trani, l’arresto è già stato convalidato dal gip. Il sessantenne vittima del boss è stato trasferito in un altro carcere.

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