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di MARILENA PASTORE
ANDRIA - Sembrava un luogo inespugnabile, un luogo che avrebbe resistito ai colpi della crisi dilagante. Quando chiude una libreria è sempre una sconfitta per l’intera città che non ha saputo tutelarla, conservarla, salvarla. Finché non è apparso il cartello «Vendesi» nessuno ci ha voluto credere. Perché la libreria Guglielmi non era un supermercato di bestseller, ma un luogo dedicato alla lettura e alla cultura
Andria, addio alla libreria Guglielmi
di MARILENA PASTORE

ANDRIA - Sembrava un luogo inespugnabile, un luogo che avrebbe resistito ai colpi della crisi dilagante. Quando chiude una libreria è sempre una sconfitta per l’intera città che non ha saputo tutelarla, conservarla, salvarla. Finché non è apparso il cartello «Vendesi» nessuno ci ha voluto credere. Perché la libreria Guglielmi non era un supermercato di bestseller, ma un luogo dedicato alla lettura e alla cultura.
La città perde un vero punto di riferimento, perde giovani donne libraie motivate e sempre disposte anche ad ascoltare le improbabili richieste di chiunque passasse di lì, nel pieno centro della città.

Forse dovrebbe esistere una legge etica che tuteli questi posti. Alla vigilia della chiusura, parlano Annamaria Lomolino, socia proprietaria con Viviana Peloso della Libreria Guglielmi. Lei che per anni, nonostante la giovane età, ha deciso di spendersi per un ideale di cultura: «Scrivere di libri è un paradosso, eppure lo si fa, forse anche troppo. Molto più semplice sarebbe scrivere di librerie, ma non lo fa nessuno. Sarà perché la libreria è ancora un luogo ai più sconosciuto. Il problema è che questi “più” hanno davvero poco tempo per poterci anche solo provare, perché nel nostro Belpaese le librerie stanno chiudendo con una velocità disarmante. A chiudere sono le librerie indipendenti. Gli store, la grande distribuzione, rappresentano un’altra realtà con altre regole, altre logiche».

«Con chiunque si parli – continua Lomolino - quello del libraio resta il mestiere più bello del mondo: peccato non voglia farlo più nessuno. Le librerie stanno chiudendo per due motivi: i continui ostacoli posti dagli editori – le librerie indipendenti per loro sono fondamentalmente un costo e non una risorsa – e i costi, comuni a qualunque piccola azienda, diventati insostenibili. In ogni caso, in Italia si legge davvero poco. E le librerie chiudono e tutti lì con la fascia di lutto al braccio, gli stessi che, caso strano, in una libreria non ci sono mai entrati».

Amaro il racconto della Lomolino rispetto al contesto cittadino: «Ad Andria, come da copione, sta chiudendo la storica Libreria Guglielmi. Edicola nei primi del ‘900, libreria dagli anni ’30, ha assistito alla strana evoluzione di una città così ricca di storia ma così povera di cultura e di memoria storica. Ha rappresentato per quasi un secolo un punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di un consiglio su un libro, ma anche e soprattutto per chiunque volesse anche solo parlare di libri, di emozioni come in una sorta di “farmacia dell’anima”».

Ancora: «Io ho avuto la fortuna di vivere quel luogo meraviglioso da lettrice fin da bambina e e poi da libraia. Da lettrice, amavo isolarmi in quella libreria nel tardo pomeriggio: non ho mai amato i consigli, ho sempre pensato che fosse il libro a cercarmi. Poi sono diventata libraia. E per quello strano gioco delle parti ho subito amato dare consigli, trasmettere a chi avevo di fronte le emozioni che quel libro aveva dato a me e che, ne ero certa, avrebbe dato anche al futuro lettore. Perché ho sempre pensato che il buon libraio dovesse prima di tutto essere un buon lettore: altrimenti non si è librai, si vendono solo libri».

«Più di una persona in queste ultime settimane - conclude Annamaria Lomolino - mi ha chiesto della eventuale responsabilità delle istituzioni: io penso ci sia, e sia molto forte. Quello che ho vissuto in questi anni di attività si potrebbe sintetizzare in questo modo: molta forma, poca sostanza. Se per prender la parola al microfono c’è sempre stato tempo, si è anche stati capaci di organizzare presentazioni di libri in cui non si prendevano minimamente in considerazione le librerie o addirittura non si metteva in conto la presenza stessa di un bookshop. Come, d’altra parte, non si è minimamente messo in conto che la più grande attestazione della categoria – Presidio del Libro – dovesse essere riconosciuta alla libreria storica della città. Ma anche questa è un’altra storia. Intanto quel libro meraviglioso chiamato Libreria Guglielmi è giunto alla sua ultima pagina».

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