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Anziana colta da malore sballottolata tra ospedali di Bisceglie e Barletta

di LUCA DE CEGLIA
BARLETTA - Servizio di pronto soccorso in balìa delle molteplici emergenze e richieste di intervento, con il personale ridotto ai minimi termini ed insufficiente. Un’odissea per chi ne ha bisogno. Per constatare lo stato di inadeguatezza del servizio che opera in prima linea negli ospedali di Bisceglie e di Barletta si dev’essere utenti, anziché stare seduti in poltrona negli uffici della Asl Bt. Con la stagione estiva la situazione diventa più esplosiva
Anziana colta da malore sballottolata tra ospedali di Bisceglie e Barletta
di LUCA DE CEGLIA

BARLETTA - Servizio di pronto soccorso in balìa delle molteplici emergenze e richieste di intervento, con il personale ridotto ai minimi termini ed insufficiente. Un’odissea per chi ne ha bisogno. Per constatare lo stato di inadeguatezza del servizio che opera in prima linea negli ospedali di Bisceglie e di Barletta si dev’essere utenti, anziché stare seduti in poltrona negli uffici della Asl Bt. Con la stagione estiva la situazione diventa più esplosiva.

«Qui non abbiamo nulla, non posso farle nulla, non c’è più il reparto di medicina, ora non è possibile fare una tac, non c’è l’otorino, deve andare col mezzo proprio all’ospedale di Barletta». È iniziata così, lunedì, la mattinata infernale del cronista in veste di accompagnatore in pronto soccorso di una donna settantenne in stato di evidente malessere, quasi incosciente, mentre in città c’è la festa patronale. La sala d’attesa del pronto soccorso del «Vittorio Emanuele II» è come sempre affollata. Chi sta male deve attendere nel caos, far sapere a tutti i presenti di che cosa soffre, senza rispetto della privacy.

«C’è da attendere, siamo in pochi», ci si sente ripetere nella rituale filastrocca dal medico di turno, dall’infermiere e persino dall’operatore socio sanitario che filosofa. Nel frattempo, giungono utenti infortunatisi a mare, anziani e bambini bisognevoli di cure e così via. Un super carico di lavoro che richiede pazienza e, soprattutto, più unità lavorative. Non da ora.

Dunque con il foglio di consulenza in otorino si va, con l’auto propria con a bordo la signora che lamenta di non farcela, verso il «Dimiccoli» di Barletta nella calura di oltre 35 gradi. Un lungo percorso, con un imprevisto rallentamento sulla strada statale 16 bis per un grave incidente. Finalmente appare l’ospedale di contrada «Tittadegna». Qui avviene l’inverosimile. Al reparto otorino, nel labirinto dell’affollatissimo ospedale, la paziente che non si regge sulle gambe non ci può arrivare. Dovrebbe percorrere un lungo viale per raggiungere l’ingresso. Un’impresa impossibile in quelle condizioni. C’è un primo svenimento. Il pronto soccorso è da tutt’altra parte. Bisogna spiegare tutto al guardiano che aziona la sbarra d’accesso.

Il tempo passa. «Vada, scarichi la paziente ed esca con l’auto, altrimenti le fanno la multa», dice chi sta in guardiola. Al pronto soccorso, neanche a dirlo, gli utenti (oltre una cinquantina di persone in attesa). I tagli non sono solo aritmetica, ma hanno conseguenze reali sui servizi e sulle persone. C’è bisogno di una sedia a rotelle. «Non ne abbiamo molte, sono tutte occupate, vada a chiedere in otorino, qui io sto solo», dice l’infermiere all’accettazione, prima di lasciare tutto ed uscire all’esterno.
«Oggi a casa arrivo morto», dice ad altri utenti che gli chiedono informazioni.

La signora che ha bisogno di assistenza urgente è riversa in auto. Tutti, soccorritori volontari compresi, come in un girone dantesco, restano indifferenti a quello che sta succedendo. L’otorino è al quinto piano, ma non ci sono sedie a rotelle. «Chiedete al pronto soccorso». Non resta che sorreggere e portare a braccio la paziente in preda al malore che avanza, verso gli ascensori che fanno sosta su piani diversi in base alle chiamate. Ma bisogna parcheggiare l’auto. Di posti liberi nell’area di parcheggio caotica e disordinata non ve ne sono nemmeno a voler pagare. Non si respira. C’è un caldo insopportabile. Finalmente con la paziente si arriva in otorino dove, dopo celeri accertamenti, viene disposto l’immediato ricovero. L’odissea sembra finita, si può tirare un sospiro di sollievo. C’è, però, un ultimo paradosso. Nell’epoca della telematica bisogna tornare al pronto soccorso di Bisceglie per consegnare il carteggio di Barletta.

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