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BISCEGLIE - “No alla condotta sottomarina, sì al riutilizzo delle acque reflue depurate per uso irriguo”. Sei deputati del Movimento 5 Stelle (gli onorevoli Giuseppe D’Ambrosio, Giuseppe Brescia, Giuseppe L’Abbate, Diego De Lorenzis, Emanuele Scagliusi, Francesco Cariello) hanno condiviso e sottoscritto una proposta, formulata da cittadini ed attivisti locali, alternativa alla realizzazione della condotta sottomarina nell’Area Protetta “Torre Calderina” (nella foto)
«Condotta sottomarina a Bisceglie? No, grazie»
di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE - “No alla condotta sottomarina, sì al riutilizzo delle acque reflue depurate per uso irriguo”. Sei deputati del Movimento 5 Stelle (gli onorevoli Giuseppe D’Ambrosio, Giuseppe Brescia, Giuseppe L’Abbate, Diego De Lorenzis, Emanuele Scagliusi, Francesco Cariello) hanno condiviso e sottoscritto una proposta, formulata da cittadini ed attivisti locali, alternativa alla realizzazione della condotta sottomarina nell’Area Protetta “Torre Calderina”, zona tra Bisceglie e Trani. La proposta è stata inviata agli Enti Locali, ai presidenti di Regione Puglia e delle Province Bari e Bat, ai sindaci dei Comuni che scaricano le acque reflue in tale tratto costiero (Molfetta, Bisceglie, Corato, Ruvo, Terlizzi).

Peraltro il ministero dell’Ambiente ha avviato l’istituzione della riserva marina proprio tra la torre Calderina e le grotte di Ripalta. Intanto i Comuni suddetti sono orientati alla realizzazione di progetti e lavori in riferimento al Piano di Tutela delle Acque della Provincia di Bari, per i quali non si permette il riutilizzo delle acque trattate nei depuratori degli stessi Comuni ma si prevede la costruzione di condotte interrate per decine di chilometri, collettori, impianto di carico e relativa condotta sottomarina per lo scarico in mare di tutte le acque reflue dai quattro emissari depuratori (per uno sversamento complessivo di oltre 60 mila tonnellate al giorno).

I parlamentari del M5S sostengono che “il progetto generale, avanzato dall’Acquedotto Pugliese, parte dall’errato presupposto che i depuratori esistenti funzionino regolarmente, nascondendo la realtà che, invece, ha accertato inadeguatezza degli impianti alla funzione di depurazione e cronico disservizio di tutti i quattro impianti depuratori (sottoposti a sequestro più volte dalla magistratura negli ultimi due anni per inosservanza dei parametri di legge sullo scarico e che mai hanno assicurato il servizio di depurazione), di cui si prevede di incanalare gli emissari per scaricarli in mare in un unico punto a due chilometri dalla costa mediante condotta sottomarina alimentata, secondo il progetto AQP, da una stazione di pompaggio con relative elettropompe che dovranno funzionare 24 ore su 24 scaricando a pressione continua i reflui alla velocità costante di 700 Lt/s.
E’ inoltre previsto che eventuali avarie alle elettropompe causeranno inevitabilmente lo scarico in battigia di tutte le 60.536 tonnellate giornaliere di reflui mal depurati nell’Area Protetta di Torre Calderina”.

I parlamentari sottoscrittori della proposta alternativa sostengono invece “l'adozione e il sostegno di ogni utile provvedimento finalizzato ad uno sfruttamento razionale, per l’intero bacino di utenza, delle risorse idriche esistenti e una migliore utilizzazione delle risorse finanziarie stanziate per l’applicazione del Piano di Tutela delle Acque, prevedendo contestualmente al dimensionamento tecnico dei depuratori al carico effettivo in entrata, l’implementazione degli stessi impianti ai fini del riutilizzo dell’acqua depurata in uscita dagli emissari, in modo che la stessa possa ricadere sul suolo, scorrere come corso d’acqua naturale fino al recapito marino ed essere liberamente e legittimamente prelevata e utilizzata sia in agricoltura per uso irriguo che per diverso impiego a norma di legge in altri ambiti (industriale, urbano, ecc.), destinando a tale scopo ogni finanziamento pubblico e cancellando progetti di condotte sotterranee o sottomarine, cementificazioni e consumo di suolo a impatto ambientale e paesaggistico negativo, che non risolverebbero, ma eventualmente aggraverebbero, i problemi connessi al cattivo funzionamento dei menzionati depuratori”.
In particolare si richiama l’attenzione del presidente della Regione Puglia sulla “dubbia compatibilità della proposta condotta sottomarina, in cui dovrebbero confluire i reflui di cinque Comuni per complessive 60.536 tonnellate giornaliere di scarichi mal depurati, con l’istituenda Area Marina Protetta Grotte di Ripalta-Torre Calderina, già Oasi di Protezione e Sito d’Importanza Comunitaria per la presenza di fondali di pregio e tipi di habitat Posidoneto San Vito”. Da qui la richiesta a Regione Puglia e Acquedotto Pugliese di rinunciare alla realizzazione delle opere programmate, promuovendo, invece, adeguate ed approfondite indagini, nonché studi di fattibilità finalizzati ad una sollecita realizzazione di sistemi alternativi di smaltimento delle acque depurate, che consentano il recupero e l’affinamento delle acque reflue per il loro utilizzo in agricoltura.

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