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SPINAZZOLA - Ora a simbolo di Grottelline c’è un cancello sbarrato, il cartello del Corpo Forestale dello Stato che indica su disposizione della direzione antimafia di Bari, pm Roberto Nitti il sequestro dell’area, lo striscione che i giovani di Poggiorsini e Spinazzola hanno posto alla fine della manifestazione che si è svolta ieri che recita: «La nostra salute e la nostra cultura non devono essere spazzate».
Mentre la politica ha trovato unità, in modo trasversale, per dire “NO” alla discarica a Grottelline. A marciare insieme pur nel proprio distinguo: il consigliere regionale Ruggiero Mennea e la parlamentare Liliana Ventricelli del Pd, Ignazio Zullo capogruppo regionale di Forza Italia ed il vice presidente del Consiglio Regionale Nino Marmo (Forza Italia), nonché il sindaco di Poggiorsini Michele Armienti. Grottelline area di interesse naturalistico, paesaggistico, storico ed ambientale ha ricevuto quel coro unanime con cui rafforzare la sua salvaguardia.

Per giungere a questo ci sono voluti dieci anni di inchieste giornalistiche e diverse indagini della magistratura a partire da quella della Dda di Bari (pm Desireè Digeronimo) e procura di Trani (pm Michele Ruggiero), come il dato scientifico contenuto nelle osservazioni di Legambiente, guidata da Francesco Tarantini, geologo Francesco Bartucci e della Lipu con Enzo Cripezzi, con cui si è dimostrato, oggettivamente, la non inidoneità del sito ad ospitare la discarica per un insieme di fattori che oltre a stravolgere i luoghi porrebbe a rischio ambiente e saluta umana. Unitariamente centrodestra e centrosinistra chiederanno ora a Nichi Vendola, governatore della Regione, firmatario della concessione all’Ati Tradeco-Cogeam, (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa) di rivedere il piano dei rifiuti regionale, che prevede la realizzazione della discarica a Spinazzola, come anche che si passi seriamente ad una azione che porti la Puglia ad una raccolta differenziata che escluda di fatto l’utilizzo obsoleto degli immondezzai.

Se da una parte si punta al dialogo con lo stesso Vendola ed il suo assessore all’ambiente Lorenzo Nicastro, autore del piano rifiuti, di certo non si possono sottacere gli avvenimenti che hanno caratterizzato questi anni contornati da fatti davvero inquietanti a partire dalla sparizione di documenti, memoria del computer che conteneva i dati della procedura di Valutazione di impatto ambientale a Grottelline, balzello delle particelle, varianti allegre del progetto, intercettazioni da parte della Dda di Bari che hanno svelato l’intreccio tra i vertici della regione, ex assessore Alberto Tedesco e gli imprenditori del mondo dei rifiuti in particolare la famiglia Columella che ha titolarità sulla Tradeco. Sarebbe davvero ipocrita, come qualcuno auspica, che i toni vengano abbassati in questa fase di “disponibilità” a rivedere il caso Grottelline.

La storia e gli avvenimenti non possono per convenienza essere cancellati per dar spazio all’emergere del tardivo ripensamento che se pur salutato positivamente, in se racchiude atti politici e amministrativi che hanno piena responsabilità. Negli interventi non si è solo chiesto di salvaguardare Grottelline dalla realizzazione dell’immondezzaio, ma, come hanno sottolineato il vice presidente Marmo e l’on. Vetricelli, ora ci si attende che la magistratura faccia piena luce sui rifiuti tombati in quelle cave, che i costi delle indagini sia supportate anche dall’impegno economico della Regione, così come che si proceda alla bonifica dei luoghi. Il governatore Vendola ha manifestato la volontà di venire a confrontarsi con i cittadini che ora svegliati dal letargo stanno difendendo Grottelline dopo un torpore probabilmente dettato anche dalla politica locale, con amministratori che spesso e volentieri prima sono partiti con il difendere il sito, poi come “ammaestrati”, hanno finito per condividere, approvare e ampliare la realizzazione della discarica e degli impianti come fatto dalla fu amministrazione Pd con tono di verde di Spinazzola.

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