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di COSIMO FORINA
SPINAZZOLA - Ieri sera la sua gente, quella che non ha mai accettato compromessi, con una manifestazione (tenutasi nella palestra della scuola «Mazzini» causa pioggia) sostenuta da diverse associazioni sorte in difesa dell’ambiente anche delle città limitrofe si è ribellata per dire “No” alla mega discarica a Grottelline voluta dalla Regione Puglia
Spinazzola ribadisce «no» alla megadiscarica
di COSIMO FORINA

SPINAZZOLA - Eccola la città che ha deciso di liberarsi dal giogo imposto dagli atti di imperio della Regione Puglia e dalle scelte scellerate del passato di alcuni amministratori locali, con cui la si vuole come il luogo di immondezzaio, cancellando la sua storia e la valenza delle sue peculiarità, il diritto ad esserci. Ieri sera la sua gente, quella che non ha mai accettato compromessi, con una manifestazione (tenutasi nella palestra della scuola «Mazzini» causa pioggia) sostenuta da diverse associazioni sorte in difesa dell’ambiente anche delle città limitrofe si è ribellata per dire “No” alla mega discarica a Grottelline affidata da Nichi Vendola all’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa). Lembo di terra di interesse archeologico, paesaggistico, monumentale, con la sua ricchezza di fauna protetta e flora.

Più che un tumulto, quello di ieri a Spinazzola è stato uno scatto di orgoglio di una città che si è vista scippare tutto quello che poteva essere fatto: ospedale, carcere, ferrovia, pretura, ma utile secondo la strategia di altri, di pochi, solo per metterci la monnezza. Una “pezza” quella della discarica a “Grottelline” che oltre a corrispondere ad un percorso poco chiaro, anzi per niente, nella sua individuazione e progettazione, sembra collegarsi alla risposta ideale al fallimento del ciclo di rifiuti in Puglia venduto per anni come risolutivo, con l’utilizzo ancora di discariche e ridottosi a una chimera.

E mentre Spinazzola, il sindaco Nicola Di Tullio, il presidente della Provincia, Francesco Ventola, il parroco don Michele Lombardi hanno ribadito l’inutilità dell’immondezzaio, il suo rischio all’ambiente e alla salute, dalla Regione Puglia provano a raccontarle in tutte le salse per convincere che invece gli impianti a Grottelline “si devono fare”. Servono per altre città poste anche fuori da quel Bacino per cui erano stati progettati tra sequestri e varianti. Nessun ripensamento nemmeno in questi giorni che gli uomini del Corpo Forestale della Stato di Bari e Cassano Murge su mandato della Dda di Bari, pm Renato Nitti, da quel sito stanno tirando fuori rifiuti tombati, atti di criminalità, occultati nel tempo.

Da via della Magnolie a Modugno, sede dell’assessorato all’ambiente regionale, specie in questi giorni, la destinazione di “Grottelline” sembra essere segnata e la si racconta come si vuole, persino cercando di addebitare ogni responsabilità a Spinazzola. Rea di aver scelto quelle cave, secondo legge, come discarica però prima della scoperta del sito Neolitico e le osservazioni che hanno fatto una radiografia reale di Grottelline prodotte da Legambiente e della Lipu che hanno portato come conclusione a definire la sua scelta come “follia”.
L’indice puntato contro Spinazzola si spinge anche nell’addebito di aver autorizzato con uso temporaneo (e non direttamente utilizzato) una minima parte della cave con stoccaggio, in emergenza, di rifiuti urbani nel 1995-96, tutto serve per giustificare “l’avanti tutta” della Regione. Ma questa è altra curiosa storia che ci porta ai giorni nostri che ci riserviamo di approfondire.

Sulla non idoneità del sito di “Grottelline” come ribadito dalla piazza a venirne a conoscenza è stato prima lo stesso Vendola, poi i suoi assessori all’ambiente: Michele Losappio e Lorenzo Nicastro con tanta di quella documentazione da scriverci un trattato. Ed infatti ad informare Vendola che aveva eredito il piano rifiuti da Raffaele Fitto, modificandolo secondo i suoi desiderata, ci aveva pensato sin dal 2007 prima della firma del contrattto con la Tradeco-Cogeam il commissario prefettizio di Spinazzola Mariannina Milano, la quale gli fa arrivare quelle relazioni della soprintendenza importanti sulla valenza storica della zona che portano a chiedere di individuare altro luogo dove fare la discarica, poi a cascata tutte le anomalie che hanno segnato questi anni, inascoltate inchieste e persino notizie di reato (ripetuta scomparsa di faldoni, la memoria del computer dall’assessorato all’ambiente che conteneva la VIA di Grottelline, piani territoriali stranamente non aggiornati, rivelazioni di rifiuti nocivi e pericolosi sotterrati abusivamente, ecc.). Ma Vendola e i suoi assessori, i loro colleghi di giunta non hanno fatto sentire la propria voce, se non per minimizzare, o peggio, per troncare e sopire. Ora Spinazzola si ribella, il suo grido è chiaro e determinato, pronto ad arrivare anche nelle aule di Tribunali amministrativi con i ricorsi e non solo, per difendere la propria identità.

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