il fenomeno
Ragazzini sbronzi e genitori ignari, si abbassa la soglia d’età di chi beve: l’allarme di Acat federiciana nordbarese
Sempre più donne, sempre più giovani. Cambia l'identikit dell'alcolista, restano le modalità della battaglia per contrastare la dipendenza dalla bottiglia
Sempre più donne, sempre più giovani. Cambia l'identikit dell'alcolista, restano le modalità della battaglia per contrastare la dipendenza dalla bottiglia. «Al momento su Andria seguiamo circa 50 famiglie – spiega Gianfranco Dallafiore referente dell'associazione Acat federiciana nordbarese – e parlo di famiglie perché se la battaglia deve essere portata avanti non si può gestire il solo alcolista, serve almeno un altro referente familiare. L'alcolista è fisiologicamente un gran bugiardo, tende a scaricare sempre colpe proprie ad altre situazioni. Ognuno di noi operatori, ci chiamiamo insegnanti-servitori, abbiamo necessità di sapere la verità. A questo punto è indispensabile coinvolgere in questo percorso la famiglia, che tra l'altro è sempre la più colpita dalla dipendenza che prende un figlio, un marito o una sorella».
È cambiata in questi anni la tipologia di chi assume alcol?
«L'età delle sbronze scende, parlo di ragazzini di 13-14 anni neanche adolescenti che già bevono e in maniera massiva. L'alcolismo è sempre stato un problema di adulti maschi, ma oggi le percentuali si stanno assottigliando. Al momento in trattamento da noi abbiamo una ragazza di 17 anni. Direi che oggi le donne alcoliste sono almeno il 35% del quadro generale».
Ragazzini e abuso di alcol, ma le famiglie non se ne rendono conto?
«No. I genitori oggi escono la sera più dei figli. Non sono attenti alla crescita dei ragazzi. Si ritirano alle 2 o 3 di notte che magari i figli già sono a letto e non si accorgono se hanno bevuto, se sono ubriachi. Non si accorgono del problema se non quando esplode in tutta la sua violenza, in una dipendenza che non si può più mascherare. Solo allora chiedono aiuto».
Ragazzini che bevono, la famiglia non controlla, neanche la società civile?
«Ma ci guardiamo attorno? Siamo bombardati da messaggi che mostrano poco più che adolescenti con gli spritz in mano, che si divertono bevendo. I locali fanno finta di non vedere. Ormai si festeggia con l'alcol anche il più banale compleanno tra ragazzini. E anche chi non ha mai bevuto a quell'età vuole omologarsi e fa quello che vede fare, quello che la stessa società gli mostra come bello e figo. E beve. sembra che lo fanno tutti e quindi non c’è niente di male. Oppure c'è il gusto del proibito da disobbedire».
Arrivano da voi che hanno già un problema conclamato. Voi cosa fate?
«Li accogliamo con la loro famiglia in un percorso parallelo a quello del Serd con il quale abbiamo ormai da anni un protocollo di intesa e che si occupano di supporto medico e psicologico. Da noi invece si avvia un cammino di consapevolezza senza il quale non è possibile arrivare ad alcun risultato. Noi organizziamo incontri, il dialogo, la presa di coscienza. Il percorso è lungo, spesso lunghissimo. Abbiamo famiglie che sono con noi da 20 anni, che diventano testimoni preziose».
Cosa scatena negli adulti la dipendenza dall'alcol? Una separazione, il lavoro che si perde...
«Queste sono solo scuse. Si diventa alcolisti per fragilità che non si vogliono affrontare. Tutti noi abbiamo problemi nella nostra vita, ma non per questo beviamo. No, non si deve giustificare, nascondere dietro “i problemi”, ci sono responsabilità personali che non si vogliono vedere e superare. E se non si superano purtroppo c'è la ricaduta, una possibilità che comunque rimane sempre in un alcolista».
L'Acat federiciana nordbarese è una sorta di grande famiglia aperta. Gli incontri si tengono due volte a settimana alla parrocchia di San Riccardo nel quartiere San Valentino il martedì e giovedì dalle 18 alle 20. «E poi c'è il mio numero sempre attivo – conclude Dallafiore -. Chi ha bisogno mi può chiamare al 349145.44.08».