il caso

Trani, sequestrate le bancarelle del pesce abusive sulla banchina del porto: «Usavano acqua di mare contaminata»

Il decreto di sequestro eseguito dai carabinieri: indagati in 8. La Procura: gravissime violazioni ambientali

Bancarelle abusive per la vendita del pesce sull’area demaniale del porto turistico di Trani. E’ per questo che oggi 2 aprile i carabinieri assistiti da personale dell’Arpa Puglia hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo delle strutture di vendita installate a poche centinaia di metri dalla sede della Procura: i titolari, otto persone residenti a Trani, sono indagati per reati ambientali e per occupazione abusiva di suolo demaniale.

L’indagine condotta dalla Procura di Trani ha documentato le attività abusive svolte tra tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Gli indagati avrebbero reiteratamente bagnato il pescato destinato alla vendita mediante l’utilizzo di acqua di mare prelevata direttamente dallo specchio acqueo portuale, in violazione della normativa europea di settore e, soprattutto, con potenziale esposizione dei consumatori a rilevanti rischi di contaminazione chimica e batteriologica. Si tratta – è detto in una nota della Procura di Trani - di condotte che investono in modo diretto il bene primario della salute pubblica, compromettendo le condizioni minime di sicurezza alimentare e tracciabilità che devono presidiare l’intera filiera ittica.

Le indagini hanno poi fatto emergere condotte di illecito smaltimento in mare di scarti organici, residui di lavorazione e liquidi di lavaggio provenienti dalle imbarcazioni e dai banchi di vendita, delineando un quadro di possibile aggressione all’ambiente marino mediante pratiche incompatibili con le regole poste a salvaguardia dell’ecosistema e del decoro urbano. Le bancarelle erano collocate, senza autorizzazione, sulla carreggiata e nella fascia di rispetto demaniale, in un’area destinata all’uso pubblico.

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