il caso
Trani, omicidio Bagli: «Vogliamo la verità su mio padre»
Parla il figlio dell'uomo ucciso nel 2013 nel quartiere Sant’Angelo
TRANI - «Si sono dimenticati di noi. Da dieci anni attendiamo di conoscere la verità sulla morte di mio padre, ma nessuno è in grado di dirci nulla». Carlo Bagli oggi ha 25 anni, è un giovane uomo che si porta dietro un dolore troppo grande. Quello di essere cresciuto per una parte dell’adolescenza senza il padre Otello, assassinato a 39 anni 29 ottobre 2013 in piazza Vittime dell’11 settembre, nel quartiere Sant’Angelo. A distanza di un decennio, non è dato sapere a chi appartenesse la mano dalla quale sono stati esplosi i colpi di pistola che hanno ucciso l’uomo, all’epoca presidente della cooperativa Un amico per Trani, che si occupa di servizi di piccola manutenzione urbana e pulizie per conto del Comune. «La nostra famiglia vuole giustizia - dicono all’unisono Carlo e sua cugina - questo silenzio è durato sin troppo».
Secondo gli inquirenti, Bagli sarebbe stato ucciso per errore. Quella pallottola, infatti, non era diretta a lui. Pare che l’agguato dovesse essere la risposta al il tentato omicidio del terlizzese Gianluca De Simine, avvenuto pochi giorni addietro in quella stessa piazza. E questa ricostruzione, adesso, viene ribadita anche da un collaboratore. «Siamo stati contattati circa un anno fa proprio dal collaboratore - dichiara la nipote - io e Carlo lo abbiamo incontrato personalmente, eravamo a Corato, per strada. Ci ha ribadito che mio zio ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma quello che non capisco è per quale motivo i magistrati fino a questo momento non lo abbiano formalmente sentito».
La nipote, dopo quell’incontro, è stata sentita dalla procura di Trani. «Ma non so se il fascicolo sia incardinato qui oppure alla Dda di Bari - precisa - quel che è certo è che tutte le volte che sono stata sentita è stato grazie a mie sollecitazioni, nessuno ci ha mai convocato formalmente. Non abbiamo mai saputo nulla sulle indagini, nemmeno sull’autopsia. L’unico atto a nostra disposizione è quello che riguarda il riconoscimento del cadavere». Stando ad alcune indiscrezioni, la polizia avrebbe subito escluso eventuali collegamenti fra l’omicidio e l’attività della cooperativa presieduta da Bagli. Il 39enne era anche un esperto di computer, e sembra che quel giorno stesse andando in un bar nei pressi del carcere di Trani per consegnare ad un dipendente il pc riparato. L’uomo in questione, fra l’altro, è ormai deceduto e quindi non può fornire alcun elemento utile alle indagini.
All’epoca dei fatti il fascicolo su affidato al pm Antonio Savasta: ma le indagini non si sono mai concluse. «Se trascorso tutto questo tempo gli inquirenti non sono arrivati a nessuna conclusione - si chiedono i familiari - perchè mai l’inchiesta non è stata archiviata? Vogliamo delle risposte, vogliamo sapere chi ha questo caso». «Chiederemo formalmente che venga sentito il collaboratore - rivela l’avvocato Sabino Di Sibio - su una vicenda che da fin troppo tempo rimane nell’ombra. Si tratta di un pentito si è più volte dimostrato attendibile, visto che in alcuni casi le sue dichiarazioni hanno portato anche a diversi arresti. Ho presentato per iscritto diversi solleciti, sia alla Dda di Bari che alla procura di Trani, ma fino a questo momento non abbiamo ricevuto nessuna risposta».
Bagli sarebbe stato raggiunto da tre sicari che lo avrebbero seguito mentre era in sella ad una bicicletta trovata nelle vicinanze di chiosco-bar, proprio a ridosso della rotatoria di via Andria. I bossoli ,oltre una decina, furono repertati dai poliziotti della squadra scientifica del commissariato un po’ ovunque, sul piazzale antistante il bar e persino in un calciobalilla. Ad uccidere Pino Bagli, comunque, sarebbero stati due proiettili calibro 7.65.