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Coronavirus: Alessia, canosina, si laurea via internet a Padova, collegata con i prof e la famiglia in Puglia

La giovane Alessia Farfalla, neodottoressa in Farmacia, era in doppio collegamento con i docenti in Facoltà, e la famiglia a 700km di distanza

Coronavirus: Alessia, canosina, si laurea via internet a Padova, collegata con i prof e la famiglia in Puglia

Laurearsi nella “zona gialla” (anzi da ieri addirittura “rossa”) al tempo del Coronavirus. Senza applausi, senza pubblico, senza abbracci, senza la famiglia accanto e in videoconferenza “doppia” da un laboratorio universitario. Doppia: una con la Commissione esaminatrice e l’altra con i parenti a 700 chilometri di distanza, a Canosa.
Alessia Farfalla, 25 anni, si è laureata venerdì (dopo tanti rinvii) al corso magistrale di farmacia con una tesi sperimentale, frutto di un lavoro di ricerca in laboratorio. La sua tesi è stata «Sviluppo di matrici biologiche resistenti alla mineralizzazione ectopica e potenziali implicazioni nella gestione del paziente affetto dastenosi aortica» presso l’università di Padova. Una tesi sperimentale che le è costata fatica e ricerche in quella stessa università e facoltà veneta che, l’altro giorno, ha visto laurearsi – sempre a distanza – una collega di Alessia, con una tesi proprio sul Coronavirus.

Alessia, ha lavorato fianco a fianco con il suo relatore prof. Nicola Ferri e il correlatore prof. Marcello Rattazzi, entrambi ricercatori oltre che suoi professori. Dopo tanto lavoro non immaginava avrebbe coronato il suo sogno in una stanzetta dell’università (concessa dall’Università a lei e ad altri due/tre colleghi di corso), senza i suoi parenti. Già, perché Alessia, precauzionalmente, fin da quando ha saputo che la sua proclamazione sarebbe potuta avvenire a distanza – qualche settimana fa era solo una lontana ipotesi – non è voluta tornare a casa e “collegarsi” da casa a Canosa, per “sentirsi” proclamata insieme ai suoi parenti.

Un motivo c’era: in casa sua vive anche sua nonna, 90 anni, fragilissima e legatissima ad Alessia. E lei, non ha voluto rischiare e far rischiare nulla ma proprio nulla a sua nonna e nemmeno a suoi parenti: è restata sola soletta nella Padova che l’ha accolta e preparata “magistralmente” in quella che oggi diventa la sua professione. Un atto di amore per la sua famiglia che ha trasformato quella giornata storica, e comunque di festa, in una “réunion” ma solo virtuale e grazie a telefonini e computer.
Il “miracolo” della rete lo raccontano papà Mimmo e mamma Mariagrazia: «Seguivamo con apprensione i bollettini della protezione civile sul Veneto e avevamo perso le speranze che a breve si sarebbe sbloccata la situazione. Finalmente è arrivata la mail che avvisava che la proclamazione sarebbe avvenuta, ma in modalità telematica. All’inizio un po’ di sconforto, non era ciò che ci eravamo preparati a vivere per la fine di un percorso di studi in una delle università più prestigiose d’Italia.

Ma fa niente. Ci prepariamo per la grande occasione, creo il collegamento col pc, invitiamo i nonni e alcuni zii che avevano manifestato l’intenzione di essere a Padova presenti. Ci siamo preparati come se fossimo stati lì con lei. La connessione, le interferenze, i momenti in cui la linea andava via non hanno fatto altro che aumentare la tensione e il pensiero di non riuscire a sentire la sua proclamazione. Finalmente la pronuncia del suo nome, il silenzio totale per non farci sfuggire ogni minima sillaba. E’ fatta, finita. Siamo riusciti a piangere anche davanti ad un video freddo che in quel momento era l’unico legame con nostra figlia. Svuotati ma con la felicità a mille. Brava Alessia».

Dopo la proclamazione, l’applauso di rito è stato «ridotto» a pochi clap-clap scambiati via internet: li moltiplichiamo noi della “Gazzetta”, tutti insieme e con i nostri lettori.
Un applauso e un abbraccio sincero non solo ad Alessia ma anche ai tanti nostri ragazzi che si stanno laureando in questa modalità in questi giorni e che “pagano” così dazio al Coronavirus.
Questo è l’applauso che mancava. Per la festa c’è sempre tempo.

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