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porto di Barletta

BARLETTA - Venerdì scorso, 22 novembre, sono scaduti i termini previsti dall’avviso pubblico regionale riguardante l’assegnazione agli enti locali degli ettari residui di «Zone Economiche Speciali» (Zes).
La Provincia di Barletta Andria Trani, su delega dei Comuni di Canosa, Minervino, Poggiorsini, San Ferdinando, Spinazzola, Trani e Trinitapoli ha presentato una proposta denominata “Sistema Territoriale Integrato Retroportuale della Bat”, relativa alla Zona Economica Speciale Interregionale Adriatica.
«L’obiettivo della proposta - spiega un comunicato della Provincia - è quella di strutturare un sistema integrato di aree produttive più strettamente legato al Porto di Barletta, così da coglierne le opportunità e favorire nuovi investimenti produttivi e occupazione».

Zone Economiche Speciali Le Zone Economiche Speciali o ZES sono delle zone produttive strettamente legate a dei porti, in termini funzionali ed economici, e questi legami possono sviluppare maggiori relazioni commerciali con i mercati di acquisto di materie prime e semilavorati e con i mercati di destinazione dei prodotti. Si tratta di aree economico-funzionali legate ai porti, utilizzati come modalità rilevante per la mobilità delle merci.
Le ZES, in base alla legge istitutiva del 2017, sono aree produttive delimitate del Mezzogiorno, collegate alla rete transeuropea dei trasporti (Ten-T), che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti, nonché l’insediamento di nuove imprese, grazie ai benefici che a tali imprese possono essere riconosciuti in termini economici, fiscale e amministrativi. In tal modo, le Zes si propongono di sviluppare gli investimenti e l’occupazione, in particolare l’attrazione di ’investimenti esterni.
La legge istitutiva delle ZES ha previsto per le Regioni del Mezzogiorno un massimo di aree tipizzate ZES per 23.980 ettari di superficie, di cui 4.480 riguardanti la Puglia e 516 il Molise.
ZES AdriaticaFra le ZES approvate dal Governo italiano, sulla base delle proposte presentate dalle Regioni, vi è anche la ZES Interregionale Adriatica, riguardante la Puglia e il Molise, che comprende i porti di Termoli, Manfredonia, Barletta, Bari, Monopoli e Brindisi, per un complesso di 2.889,59 ettari, di cui 2628,49 già assegnati e 261,10 ettari che saranno assegnati con l’avviso regionale scaduto il 22 novembre scorso.
La ZES Interregionale Adriatica si configura come una ZES multipolare articolata su otto poli: Termoli-Larino, Campobasso-Bojano, Isernia-Venafro, Foggia, Barletta, Bari, Brindisi, Lecce. Tali poli sono stati individuati nel Piano Strategico della ZES Interregionale Adriatica predisposto dalle Regioni Puglia e Molise.
Il Presidente della ZES Interregionale Adriatica è il prof. Ugo Patroni Griffi, che è anche il Presidente dell’Autorità di Sistema del Mare Adriatico Meridionale, che avrà un ruolo rilevante sia negli interventi di miglioramento delle infrastrutture e dei servizi dei porti coinvolti nella ZES, ma anche un ruolo di primo piano nelle attività di marketing territoriale finalizzate a promuovere le aree produttive tipizzate ZES a livello nazionale e internazionale al fine di favorire attrazione di investimenti.

Il Polo di Barletta La ZES Interregionale Adriatica comprende anche il Polo di Barletta, che allo stato attuale è costituito dal Porto di Barletta per ettari 19,99 e dalla Zona Industriale di via Trani per ettari 267,12.
Le attività di riferimento principale della ZES sono l’agroalimentare, la logistica, la meccanica, il tessile-abbigliamento-calzature.
Ai fini dell’attribuzione della superficie non assegnata agli enti locali della ZES Interregionale Adriatica, che per la Puglia sono pari a 261,10 ettari, la Regione Puglia ha emanato un avviso pubblico rivolto agli enti locali a cui il territorio della Bat, sotto il coordinamento provinciale, hanno inteso partecipare in forma associata, anche grazie allo stimolo proveniente dal Partenariato Economico e Sociale.
Tale proposta prefigura un allargamento del Polo di Barletta ai Comuni di Canosa, Minervino, San Ferdinando, Spinazzola, Trani e Trinitapoli, che dalla rilevazione operata dagli uffici tecnici hanno aree produttive con i criteri previsti dall’avviso regionale. Inoltre, la proposta prevede anche l’allargamento al Comune di Poggiorsini, data la sua vicinanza a Spinazzola, e al progetto dell’Area Interna dell’Alta Murgia, che comprende Poggiorsini, Spinazzola e Minervino Murge, che può rappresentare un’opportunità per tutta la Bat.

Il Presidente Lodispoto «Abbiamo rispettato gli impegni assunti con i Comuni della BAT e con il Partenariato Economico e Sociale della BAT, così come definiti nel protocollo d’intesa siglato l’11 novembre scorso - ha detto il presidente della Provincia Bernardo Lodispoto - Siamo riusciti a presentare alla Regione Puglia la proposta del Sistema Territoriale Integrato Retroportuale della Bat, al fine di allargare la Zona Economica Speciale del Polo di Barletta, che già attualmente comprende l’area portuale di Barletta e quella della Zona Industriale di via Trani. Tali zone possono dare un contributo notevole alla attrazione degli investimenti, sia grazie alle più strette integrazioni funzionali ed economiche con i porti di riferimento, sia grazie agli incentivi economici, finanziari e amministrativi previsti».
«Devo ringraziare quanti hanno collaborato al progetto da un punto di vista politico e tecnico, quest’ultimo svolto dalle stesse strutture provinciali afferenti al Settore VI e da quelle del Partenariato Economico e Sociale della BAT -prosegue - Durante la fase di preparazione abbiamo avuto una interlocuzione stretta con l’Assessorato allo sviluppo economico della Regione Puglia, responsabile delle ZES, così da preparare la migliore proposta possibile. Mi preme sottolineare, che a prescindere dai risultati della graduatoria regionale sulle Zes, i Comuni e il Partenariato Economico e Sociale della Bat, grazie al protocollo sottoscritto l’11 novembre scorso, hanno dato avvio a una fase di riflessione sulla governance delle aree produttive della Bat, al fine di strutturare una gestione associata e coordinata delle stesse, condizione indispensabile per pensare a un nuovo loro ruolo in un mondo profondamente cambiato rispetto a quando sono state pensate nei decenni scorsi».

«Questo - continua Lodispoto - mi porta a pensare che, a prescindere dai risultati della graduatoria regionale, possiamo sin d’ora iniziare a lavorare per questa nuova governance e che soprattutto gli incentivi fiscali e amministrativi locali costituiscono ambiti su cui sperimentare azioni endogene ed auto-organizzate di incentivazione economica e di semplificazione amministrativa, tutto ciò a prescindere dalle vicende legate alle ZES, secondo le indicazioni già delineate nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale-PTCP. Al di là di considerazioni più tecniche l’esperienza condotta in questo tempo per la predisposizione della candidatura ha premesso di prendere coscienza circa la necessità di intendere la dimensione produttiva della BAT come sistema resiliente, ovvero in grado di potersi adattare alle dinamiche evolutive del mercato ed alla spinte di riconversione verso settori nuovi, più dettati dalle vocazioni dei territori (economia del mare, multifunzionalità agricola, green economy, ect.) e meglio reagenti rispetto ai sistemi ambientali coinvolti (la possibilità di avviare una attività di conversione delle aree produttive esistenti in Aree Produttive Paesaggisticamente e Ecologicamente Attrezzate -APPEA)».
lo sviluppo della bat «La Provincia riprende a ragionare in termini di sviluppo sulla base di un’alleanza spesso auspicata tra pianificazione territoriale e programmazione nel pieno rispetto delle funzioni attribuite dalla Legge 56/2014, che vedono le stesse province enti deputati alla costruzione di strumenti di sviluppo strategico del territorio - conclude Lodispoto - Si prende così coscienza circa il ruolo di “cerniera” esercitato da questo territorio provinciale tra le due principali strategie di sviluppo del Mezzogiorno: quella del corridoio adriatico (nord-sud) e quella delle aree interne».

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