il processo a Lecce

Giustizia svenduta a Trani, cento testimoni per Nardi, anche Conte e Lotti

La difesa dell'ex gip chiama Palamara e tutti i magistrati del comune del Nordbarese

sede tribunale di Lecce

Il premier Giuseppe Conte e i vertici della massoneria italiana. Ma anche due dozzine di magistrati e i protagonisti del caso nomine del Csm, Luca Lotti, Luca Palamara e Cosimo Ferri, oltre che i parenti dei suoi principali accusatori. Per provare a difendersi dalle accuse che gli potrebbero costare vent’anni di galera, l’ex gip Michele Nardi ha chiesto di poter ascoltare 104 testimoni tra cui molti nomi eccellenti. Sarà il Tribunale di Lecce, nel processo per la giustizia truccata a Trani che riprende domani davanti alla Seconda sezione, a stabilire chi nei prossimi mesi dovrà rispondere alle domande del difensore dell’ex giudice, che da gennaio è rinchiuso in carcere a Matera e - finora - non ha mai parlato.

Anche l’accusa, con i pm Roberta Licci, Giovanni Gallone e Alessandro Prontera, vuole ascoltare le testimonianze degli ex vertici della Procura di Trani. Per questo ha chiesto di chiamare Carlo Capristo e Francesco Giannella, il primo ora procuratore a Taranto e il secondo procuratore aggiunto a Bari. A Capristo l’accusa intende chiedere dei rapporti tra Nardi e un altro degli imputati (ha scelto l’abbreviato), l’avvocato Giacomo Ragno, mentre da Giannella vuole sapere dei controlli fatti nel periodo di reggenza della Procura di Lecce sui fascicoli dell’ex pm Antonio Savasta (anche lui, dopo aver collaborato, ha scelto il giudizio abbreviato). E poi il capitolo degli imprenditori. I pm chiameranno due dei fratelli Ferri, Filippo e Francesco, e Francesco Casillo: gli ex re dei grandi magazzini e il re degli outlet, dopo che lo scandalo è scoppiato, hanno raccontato di aver pagato mazzette per evitare l’arresto, fatti ormai troppo risalenti nel tempo.

Nardi è ritenuto al centro della rete di mazzette e favori denunciata dall’imprenditore coratino Flavio D’Introno, che ha detto di aver pagato due milioni di euro (oltre a gioielli, viaggi e la ristrutturazione degli immobili dell’ex gip) per tentare invano di evitare una condanna per usura (per quella condanna è in carcere a Trani). L’obiettivo di Nardi è smontare queste accuse. E così, a Lotti, Ferri e Palamara, l’ex gip vorrebbe chiedere riscontro circa le cene che ci sarebbero state a Roma con l’imprenditore coratino. Al gran maestro del Gran Oriente, Nicola Tucci, e Antonio Binni, della Gran Loggia d’Italia, vorrebbe chiedere di confermare la sua estraneità agli ambienti massonici, così come vorrebbe chiedere a Conte se risultino rapporti con i servizi segreti: D’Introno ha raccontato di essere stato minacciato da Nardi che, per convincerlo a pagare, gli avrebbe prospettato appunto gli interventi della massoneria, dei servizi segreti e di Gladio (Nardi vuole ascoltare anche l’ex generale Paolo Inzerillo).

Ma l’ex gip vorrebbe portare al banco dei testimoni anche molti ex colleghi. Non solo Capristo e Giannella, ma anche l’attuale procuratore di Trani, Antonino Di Maio, e praticamente tutti i sostituti che sono passati da lì negli ultimi anni. E ancora l’ex capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, il procuratore generale di Bari, Annamaria Tosto, il presidente della Corte d’appello di Bari, Franco Cassano, il presidente del Tribunale di Trani, Antonio De Luce. Ma anche l’ex rettore del’Università di Bari, Antonio Uricchio, «amico di vecchia data del dottor Nardi», l’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina e l’attuale Angelantonio Angarano, decine di avvocati del foro di Trani, due psichiatri, due medici e i parenti di D’Introno (il padre Vincenzo, la sorella Lorenza Lara e il fratello Domenico) e quelli dell’ex pm Savasta (la sorella Emilia).

Una sorta di contro-processo per provare a dimostrare la falsità dei racconti fatti da D’Introno durante le oltre 100 ore di incidente probatorio.
Domani il collegio del Tribunale di Lecce dovrà sciogliere la riserva sulle costituzioni di parte civile: ci sono anche due giudici, Loredana Colella e Ornella Gozzo, componenti del collegio di Appello che si è occupato di D’Introno e per il quale - per l’accusa millantando - l’ex gip Nardi chiese un Rolex e due diamanti. Alla sbarra ci sono anche l’ex ispettore Vincenzo Di Chiaro (pure lui in carcere a Matera), l’avvocato barese Simona Cuomo, il falso testimone Gianluigi Patruno e Savino Zagaria, l’ex cognato di Savasta.

La Gazzetta del Mezzogiorno.it