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Bisceglie, nel museo diocesano l'Evangeliario dell'XI secolo

Il restauro avvenne nell'abbazia San Nilo di Grottaferrata

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C’è un “filo” culturale che lega Berlino a Oxford, il Vaticano a Budapest e Dubrownik fino a Bisceglie e Bitonto. Sono i pochi codici liturgici, integri dopo secoli ed i frammenti superstiti, che oggi abbiamo la fortuna di ammirare, decorati con splendide miniature. Monumenti di pergamena, custoditi in diverse biblioteche del mondo, che raccontano nella cosiddetta “scrittura beneventana” degli artisti amanuensi i misteri dei primi due secoli dopo l’anno mille. Si tratta di “pezzi” miracolati, che sono stati tramandati tra mille peripezie fino ai nostri giorni “digitali” con una “staffetta” quasi invisibile. Molti di questi codici ed Evangeliari furono studiati nel 1914 dal paleografo Elias Avery Loew nella sua opera sulla scrittura nell’Italia meridionale da lui ribattezzata “Bari type”. Ne seguì le orme il serbo Viktor Novak che aprì nel 1920 la “pista” di ricerca in Dalmazia in cui oltre ad individuare la presenza del tipo di scrittura che si leggeva nella nostra terra sostenne le sue varie tesi in materia.


Ma, ancora oggi, su queste rare e preziose pergamene manoscritte è concentrata l’attenzione degli studiosi, in particolare della valente ricercatrice Emanuela Elba, originaria di Putignano (dove ricopre l’incarico di assessore alla cultura) che con pazienza, viaggi ed un notevole bagaglio di competenza, ha effettuato uno studio peculiare e pubblicato il frutto del suo lavoro nel libro intitolato: “Miniature in Dalmazia. I codici in beneventana (XI-XIII)”, edito da Congedo di Galatina, con le presentazioni delle esperte Maria Stella Calò Mariani e Giulia Orofino. Ci si trova di fronte ad un’opera davvero monumentale di circa 450 pagine con straordinarie riproduzioni fotografiche delle miniature e dei “passi” dell’antica scrittura, con un ampio corredo bibliografico. La Elba, indagando nel campo della miniatura, ha aperto un ponte che collega, per esempio, la Dalmazia a Bisceglie dal punto di vista culturale. Città che erano già d’intesa tra loro nei traffici commerciali, tanto da sottoscrivere nel 1211 un patto commerciale per che stabiliva reciproci privilegi nell’attività di imbarco e sbarco delle merci. A Bisceglie, infatti, nel museo diocesano si conserva un Evangeliario risalente all’XI secolo, appartenente all’Archivio del Capitolo Cattedrale, che riveste un’importanza a livello internazionale. Fa capolino nel libro, per le sue affinità architettoniche con altri edifici coevi e per l’arte dello scultore Pietro Facitolo, anche la chiesa di Santa Margherita, eretta nel 1197 a Bisceglie.


L’Evangeliario biscegliese fu restaurato presso l’Abbazia San Nilo di Grottaferrata e poi studiato dal punto di vista codicologico e paleografico nel 1986 da Clelia Gattagrisi e dalla suddetta Orofino nell’ambito dell’iniziativa espositiva “I Codici liturgici in Puglia”, organizzata dall’Archivio di San Nicola a Bari e dall’Archivio di Stato di Bari. Una delle curiosità in esso contenute è un’annotazione (a pag. 49) in cui si registra una donazione di arredi sacri all’altare dei Santi Martiri Mauro, Sergio e Pantaleone, protettori di Bisceglie, fatta nel 1323 da una tale Sibilia di Bisceglie, moglie di Giovanni Pipino. Si viene così catapultati in un tempo assai lontano, che con questo patrimonio culturale di pagine pergamenacee, ora catalogate dalla Elba, suggestiona studiosi, lettori e visitatori ed apre ulteriori scenari di ricerca.

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