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Canosa, ampliamento della SS93: l’appello: «Fate presto»

Una lettera aperta al presidente Emiliano, all’Anas e al sindaco

Canosa, ampliamento della SS93: l’appello: «Fate presto»

CANOSA -  «Fate presto»: questa è l’accorata esortazione che Damiano Baldassare, genitore privato, circa quattro anni fa, del figlio Michele a seguito di un tragico incidente sulla Ss 93, rivolge, a nome dell’associazione “Amici di Giuseppe e Michele” al presidente Michele Emiliano, al sindaco Roberto Morra e al responsabile dell’Anas, Matteo Castiglioni.
«Fate presto –scrive Baldassarre nella nota- a sottoscrivere la convenzione per il progetto di ampliamento e messa in sicurezza della Ss 93 nel tratto che va da Canosa a Loconia. I tempi per la definizione degli accordi e avviare il progetto, sono ormai maturi da tanto, troppo tempo. Sono passati tre anni dal dicembre 2015, quando la Regione Puglia con relativa determina concedeva l’importo di 500mila euro per l’elaborazione del progetto».

E ancora: «E’ difficile spiegare alle persone, ai nostri figli superstiti, perché sono passati tre anni, trentasei mesi e non è stato formalizzato neanche il primo atto. Fate presto: è la richiesta che si alza unanime al mondo politico e istituzionale, per non restare ancora immobili e bloccati da quella burocrazia che tutti avete dichiarato di voler combattere. Perché nessuno dovrà essere considerato vittima dell’ennesimo tragico incidente su quella strada. Perché troppe persone anche questo Natale non saranno con i loro figli, con Michele, Giuseppe, Antonio, che si sono addormentati e abitano ora nella Casa del Padre. Vittime incolpevoli. Vittime non a seguito del loro comportamento, ma per colpa di una strada senza manutenzione, stretta, insicura. Per loro e per gli altri che li hanno preceduti, per tutti quelli che sono rimasti, verso i quali abbiamo l’obbligo di assicurare la vita, la sicurezza, quando dovranno percorrere quella strada».
Conclusione: «Per tutti, vi chiediamo: Fate presto!».

Gli fa eco il consigliere comunale del “Gruppo misto”, Enzo Princigalli: «Siamo di fronte all’ennesimo esempio italiano di una burocrazia ottusa, inefficiente e inconcludente. L’appello accorato a “fare presto“, proveniente ancora una volta dall’associazione “Amici di Michele e Giuseppe”, dovrebbe scuotere le coscienze dei vertici degli Enti coinvolti: Comune, Anas e Regione. Invece dopo tre anni siamo ancora costretti ad ascoltare dal sindaco Roberto Morra in Consiglio comunale, con tono dimesso e rassegnato, il racconto surreale di un indecente palleggiamento di competenze sulla pelle della prossima vittima e sulle tasche degli operatori economici del nostro territorio, costretti a fare i conti con infrastrutture da terzo mondo».
Sono poco più di dieci chilometri di strada, quelli che, sulla Ss 93, uniscono Canosa alla sua borgata di Loconia.
Oltre dieci chilometri di insidie trasformatesi, in più occasioni, in teatri di morte e in tragedie familiari. Due sole corsie di marcia, anche strette in molti tratti, sulle quali circola un imponente traffico automobilistico, soprattutto tir.
L’ampliamento e la messa in sicurezza di questo pezzo di strada della statale 93 (Canosa, Loconia e la confinante Basilicata) non possono attendere ancora. L’amministrazione comunale pentastellata ha riferito, mesi fa, che la questione «è sempre alla sua attenzione. Lo dimostrano le sollecitazioni fatte al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti affinché fosse riscontrata la bozza di convenzione inviata all’Anas». Ma l’opinione pubblica questa attenzione non l’avverte per niente. Si è, inspiegabilmente, fermi alle dichiarazioni. E queste non bastano.

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