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Mancato massacro del '43 a Trani, morto l'ultimo superstite

Luigi Di Filippo aveva 93 anni

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Sono trascorsi settantacinque anni da quel 18 settembre 1943 in cui i militari tedeschi avrebbero dovuto fucilare in piazza della Repubblica, per rappresaglia, cinquanta innocenti cittadini. L’umanità di Giuseppe Pappolla (podestà), Mons. Francesco Patronelli (arcivescovo), Antonio Bassi (segretario politico), nonché il nobile gesto del comandante tedesco Friedrich Kurtz, che rinunciò ad impartire l’ordine, scongiurarono l’eccidio.


Ieri, mercoledì 12 dicembre, si sono celebrate le esequie Luigi Di Filippo, l’ultimo dei superstiti di quel rastrellamento, morto all’età di 93 anni. Nella sua vita lavorò come agricoltore, ma sarebbe diventato famoso insieme con Giuseppe Amorese, Ugo Moscatelli e Giuseppe Scandamarro, per essere stato fra gli ultimi testimoni di quella drammatica pagina di storia locale. Progressivamente sarebbero morti lo storico tranese, cui oggi è intitolata una via nell’ex area Lapietra, poi Moscatelli e Scandamarro. «Mi ricordo, con le lacrime agli occhi, quando mi hanno arrestato - aveva raccontato Di Filippo in un documentario -. Venne subito un padre e disse: “Va via, vado io al posto tuo.” E io gli risposi “No, io devo morire, non tu.” E lui: “No, va do io, perché tu hai ancora figli che hanno bisogno del loro padre». Il dialogo è tra Luigi e mons. Petronelli: la dichiarata volontà di sacrificio del sacerdote, l’intermediazione degli altri tranesi citati e, soprattutto, la rinuncia dell’ufficiale tedesco Friedrich Kurtz a dare corso alla fucilazione, resero quei drammatici momenti una indelebile pagina di storia locale.
La rappresaglia sarebbe dovuta avvenire a seguito dell’uccisione, avvenuta il giorno precedente, di cinque soldati tedeschi per mano di militari canadesi. Ne furono erroneamente incolpati i cittadini di Trani, cinquanta dei quali furono rastrellati e portati in piazza, per la pubblica esecuzione.


Ma il massacro, alla fine, non avvenne: quel progetto criminale si tramutò, secondo quanto la storia locale tramanda, in un umano gesto di coscienza e responsabilità che risparmiò la città da una carneficina che pareva ormai sicura.
La fonte principale di dettagli e i protagonisti di quella frenetica trattativa è stato, in particolare, Raffaello Piracci nel suo libro “Accadde a Trani nel ‘43”. Fu lui a porre in risalto che l’ufficiale tedesco, a capo di quello che doveva essere il plotone di esecuzione, fu indotto a più miti consigli e poi mosso a compassione dai suoi interlocutori, Pappolla, Petronelli e Bassi. Ma l’ultimo tassello, che avrebbe chiuso questa pagina di storia, sarebbe arrivato dall’associazione Obiettivo Trani” e, segnatamente, da Francesco Pagano, che da una lunga ed accurata ricerca risalì anche al nome dell’ufficiale tedesco: Friedrich Kurtz. Nel 2005 si tenne una cerimonia pubblica in cui furono presenti un soldato superstite, Heino Niehaus, grazie al cui racconto si apprese il nome dell’ufficiale, del quale fu possibile ospitare a Trani il figlio ed il nipote. Erano lì anche Moscatelli, Scandamarro e Di Filippo.

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